di Valeria Montebello

 

Il 21 giugno scorso è stato inaugurato a Tokyo MORI il Building Digital Art Museum: teamLab Borderless, realizzato dal collettivo giapponese TeamLab e situato sull’isola artificiale di Odaiba, nucleo futuristico della città. Il nuovo museo combina scienza, arte, tecnologia, design e immagini del mondo naturale con simulazioni generate da 520 computer e 470 proiettori high-tech. Nelle installazioni artistiche interattive le opere d’arte subiscono dei cambiamenti a causa della presenza e del comportamento di chi le guarda. È come se l’arte digitale cancellasse le linee di confine fra i due mondi: i visitatori diventano parte dell’opera. Il fatto, ad esempio, che cinque minuti prima un altro visitatore fosse presente in quello spazio, o il particolare comportamento mostrato dalla persona vicino a te, diventano improvvisamente un elemento di grande importanza. Nell’arte visiva tradizionale si può dire che, dal punto di vista del fruitore, la presenza di altre persone è sempre un’interferenza, mentre nelle opere pensate dal TeamLab la presenza degli altri è letta come un fattore positivo: il pubblico diventa più consapevole di quello che gli succede attorno. Molta parte della tecnologia, quella sviluppata nella Silicon Valley ad esempio, ha come focus principale l’estensione della persona. PC e smartphone sono estensioni della mente, Twitter è un’estensione del pensiero, Facebook delle relazioni interpersonali. Tutti questi ambiti digitali vedono il “sé” come l’origine e sono improntati ad un uso individuale. TeamLab, invece, si concentra sullo spazio fisico, privilegiando non l’uso personale, ma quello collettivo, ponendo più persone nello stesso spazio. Digitalizzando il contenitore, infatti, si può agire indirettamente sulle relazioni. Se la presenza degli altri può innescare un cambiamento nello spazio dell’installazione, gli “altri” diventano parte dell’opera d’arte. Le tecnologie digitali permettono all’espressione artistica di staccarsi dal mondo materiale e di guadagnare l’abilità di cambiare forma liberamente. Borderless incoraggia l'abbattimento delle barriere - quelle tra un'opera d'arte e l'altra, tra l'arte e i suoi visitatori, e tra gli stessi individui. "Se un artista può inserire pensieri e sentimenti direttamente nelle esperienze delle persone, anche le opere d'arte possono muoversi liberamente, formare connessioni e relazioni con le persone e avere lo stesso concetto di tempo del corpo umano", afferma Toshiyuki Inoko, fondatore di TeamLab. Anche le zone “permanenti” sono in movimento. La Foresta degli atleti, una zona destinata ad allenare le abilità di riconoscimento spaziale del cervello e far muovere le persone, ospita visitatori che si arrampicano su pali lampeggianti, rimbalzano su un trampolino attraverso una simulazione di galassie e si bilanciano su tavole sospese che pendono in uno spettacolo di luci colorate. Future Park invece è lo spazio progettato per i bambini, nel quale è possibile interagire con l'arte attraverso vari giochi e attività, come un acquario pieno di pesci digitali progettati dai bambini stessi e un muro musicale che riproduce suoni su touch. Passando dal parco, la mostra si trasforma nella Foresta di lampade. I visitatori sono inghiottiti da un mare di lampade colorate dove la luce si diffonde da una all'altra una volta che viene toccata. L'esperienza finale, all’interno della En Tea House, prevede l’atto collettivo di degustazione del tè, dove la tecnologia della realtà aumentata fa sbocciare fiori digitali all'interno delle tazze degli ospiti.

Visitando questo museo ci immergiamo e ci uniamo in questo mondo unificato, esploriamo una nuova relazione che trascende i confini tra le persone e tra le persone e il mondo.