di Arianna Perrone

 

Aria condizionata, ventilatore da soffitto, tende da sole fotovoltaiche. È presente anche uno solo di questi apparecchi nelle vostre case? Se la risposta è sì, tutto normale: sono i metodi usuali per reagire al surriscaldamento climatico e alle ondate di calore che sempre con più frequenza investono le città.

Ma esistono rimedi alternativi? Modi per agire all'origine del problema?

La Columbia University ha individuato la soluzione in alcuni fori, innumerevoli e piccolissimi, applicati a una vernice bianca che potrebbe ricoprire i nostri palazzi: si tratta di un materiale tecnicamente chiamato “rivestimento polimerico”. Perché, diciamocelo, l'aria condizionata oltre a consumare tantissima energia, spesso provoca anche problemi alle vie respiratorie.

Nanfang Yu, professore di fisica applicata della Columbia, racconta: "Il rivestimento che abbiamo sviluppato riflette dal 96 al 99% della luce solare totale, valore straordinariamente alto, e può rimanere al di sotto delle temperature ambientali anche quando la luce del sole è forte".

Il rivestimento polimerico è un esempio di raffreddamento radiativo passivo diurno (PDRC), grazie al quale una superficie si raffredda riflettendo la luce solare e restituendo calore all'atmosfera. I colori bianchi, che riflettono la luce, sono stati a lungo usati per il raffreddamento, ma di solito contengono pigmenti che assorbono la luce e riflettono imperfettamente lunghezze d'onda solari maggiori. Al contrario, il rivestimento sviluppato dal team della Columbia ha una superficie simil schiumosa piena di fori minuscoli, misurabili in scala nanometrica. I ricercatori hanno tolto dalla vernice bianca i pigmenti incriminati e li hanno sostituiti con questi piccoli fori. Ciò ha trasformato il polimero, normalmente trasparente, in bianco; inoltre, i fori così diffusi, riescono a riflettere tutte le lunghezze d'onda della luce solare, rendendo il rivestimento di gran lunga più efficace rispetto alla vernice tradizionale. Una soluzione che sembra fattibile dunque, senza essere pretenziosa.

Mark Swihart, professore di ingegneria chimica e biologica all’Università di Buffalo, che non ha preso parte alla ricerca e che può fornire un punto di vista esterno, afferma: "Poiché il metodo è così semplice, potrebbe essere relativamente facile ed economico produrlo e applicarlo su larga scala - il rivestimento potrebbe, ad esempio, essere fabbricato in rotoli di grandi dimensioni e applicato come carta da parati."

L'idea di Swihart è molto funzionale, considerando anche che il rivestimento può essere utilizzato su quasi tutte le superfici, dai tetti ai serbatoi d'acqua, ai veicoli. Il team ha anche sperimentato la realizzazione del rivestimento in diversi colori, nella speranza di rendere il prodotto attraente per un pubblico più ampio.

Naturalmente funziona al meglio in climi soleggiati - lo studio ha rilevato, infatti, la riduzione della temperatura di 6 gradi Celsius nel deserto dell'Arizona -, ma si è dimostrato efficace anche in ambienti tropicali, più nebbiosi e umidi: in Bangladesh si è osservata una riduzione della temperatura di 3 gradi Celsius, che dimostra le ampie possibilità di applicazione.

A tal proposito, Yuan Yang, professore di scienze e ingegneria dei materiali coinvolto nella ricerca, dichiara: "In ambienti ricchi di risorse, il rivestimento può ridurre i costi di condizionamento. In contesti poveri di risorse, dove il raffreddamento elettrico è inaccessibile o non disponibile - ad esempio nelle zone rurali dell'Asia meridionale o dell'Africa - il raffreddamento sub-ambientale può dare grande sollievo".

Se usato su un certo numero di edifici contemporaneamente, potrebbe anche aiutare ad affrontare le cosiddette "isole di calore urbano", intere aree che diventano molto più calde di quelle circostanti a causa della vicinanza tra le costruzioni e della accentuata attività umana. Mentre il mondo continua a urbanizzarsi, infatti, queste isole di calore sono un problema crescente che può arrivare a mietere vittime tra gli abitanti delle città.

Proprio come i numerosissimi fori del rivestimento polimerico cooperano contro il riscaldamento degli edifici, anche i diversi agenti coinvolti nelle attività umane dovranno collaborare per risolvere il problema del riscaldamento globale. Intanto, i ricercatori della Columbia University ci hanno dato uno spunto non da poco per evitare – potenzialmente - l'ennesimo raffreddore da aria condizionata.