di Valeria Montebello

 

Impegnati e ci riuscirai. Quante volte lo abbiamo sentito? Esercitarsi, avere grinta, ripetere un'azione più volte per riuscire sempre meglio. Da Aristotele in poi la specializzazione, il saper fare, deriva proprio da questo esercizio costante, dall'esperienza; e vale ancora di più per i bambini. Se un bambino che sta provando a costruire un castello con i Lego non ci riesce ha due possibilità: mollare e andare a giocare con le macchinine o perseverare finché non ce l'avrà fatta. Secondo vari studi, la grinta, che è la combinazione di coraggio e perseveranza, dovrebbe essere instillata ed esercitata fin da piccoli. I ricercatori dell'Università di Washington affermano che sarebbe possibile misurare il livello di perseveranza nei neonati cercando di comprendere lo sforzo che fanno per comunicare i loro bisogni, come catturare l'attenzione di una persona, raggiungere cibo, giocattoli, o spostarsi da un luogo all'altro.

“Se un bambino persiste dipende da vari fattori”, ha detto Kelsey Lucca, ricercatore presso il Laboratorio di Cognizione della prima infanzia nel Dipartimento di Psicologia UW. “Possiamo registrare differenze individuali già a sei mesi di età, la cosa importante è scoprire cosa determina  queste differenze”. Studiare la persistenza potrebbe rivelarci come i bambini prendono decisioni, per cosa si preoccupano, ma anche il modo in cui il loro comportamento potrebbe influire sulla loro vita futura, sulle loro prestazioni accademiche, lo stato lavorativo e persino sul successo delle loro relazioni.

La professoressa Jessica Sommerville, che studia la cognizione nei neonati e nei bambini, con particolare attenzione allo sviluppo sociale e morale, ha pubblicato su Cognitive Science un articolo in cui sostiene che la ricerca sulla grinta sia più approfondita nei bambini più grandi e negli adolescenti e meno sui più piccoli. Sommerville sostiene che più gli scienziati esamineranno il comportamento infantile, più si potrà imparare in merito ai fattori che rendono tenaci i bambini e quindi  capire come genitori e insegnanti potranno accompagnarli verso l'interiorizzazione di questa qualità.

“Lo studio sempre più ampio dei comportamenti infantili può mostrarci cosa capiscano di se stessi e come le loro abilità ed esperienze possano essere potenziate e modificate da altre persone, come genitori e fratelli”, ha detto Sommerville. “I neonati capiscono e si rendono conto delle loro abilità molto più di quanto abbiamo immaginato finora, e sono in grado di usare questa comprensione per decidere quando e come esercitare uno sforzo su una serie di problemi quotidiani”. Questa sensibilità è fondamentale per l'apprendimento perché aiuta i bambini a sintonizzarsi con le informazioni sociali più rilevanti per loro. Ma possono imparare la perseveranza e la tenacia anche giocando, perché quando giocano inventano. Le cose fra le loro mani smettono di essere quello che sono e diventano altro: un pettine si trasforma in un'astronave, un bastone in una spada, una sedia in un trono. I bambini trasformano in giocattolo anche ciò che appartiene alla sfera dell’economia, della guerra, del diritto e delle altre attività che siamo abituati a considerare come serie. Ed è proprio nel gioco che il bambino può mettere in atto un'altra delle facoltà importanti per la vita di ognuno: l'immaginazione.