di Simone Cosimi

La voce e l’aspetto, ce lo ha svelato lui stesso ma senza grande entusiasmo, sono modellati su un collega in carne e ossa: Zhang Zhao, un vero giornalista dell’agenzia di Stato cinese Xinhua. L’espressività non è il massimo, il timbro ancora un po’ troppo metallico, ma il giornalista televisivo artificiale – un avatar digitale sviluppato dal motore di ricerca Sogou e ovviamente sostenuto da una serie di algoritmi d’intelligenza artificiale e dal machine learning – promette bene. Dovrebbe scandire le principali news del giorno insieme ad altri colleghi virtuali creati dall’agenzia nazionale.

Non si tratta del primo esperimento del genere. In rete esiste di tutto, perfino degli e delle influcencer digitali sui diversi social network come Instagram che fatturano più di quelli reali. Esempi di intelligenza artificiale come le famosissime LilMiquela o Shudu Gram, sostanzialmente delle modelle virtuali. Ciò che contraddistingue il nuovo collega cinese sono, come spesso accade, il punto di partenza e lo sviluppo di un simile software di intelligenza artificiale. Sul primo fronte sono state sfruttate le registrazioni di annunciatori in carne e ossa. Sul secondo, sono state realizzate a parte le animazioni per i movimenti del volto. La voce, invece, arriva da un motore di sintesi vocale come quelli utilizzati per fare fiato ad assistenti che fanno parte della nostra vita quotidiana, da Siri di Apple ad Alexa di Amazon passando per Cortana di Microsoft e l’Assistente di Google. La scaletta delle notizie, infatti, è ancora scritta da esseri umani. E non potrebbe d’altronde essere altrimenti.

Della squadra di nuovi annunciatori, oltre a quello senza nome che ha fatto più notizia nei Paesi occidentali perché addestrato a parlare l’inglese, ce n’è anche un altro che invece è stato modellato sulle fattezze del reporter Qiu Hao, del quale è appunto una versione digitale. Meno sobrio e più vivace del “collega” destinato alle notizie internazionali, ha spiegato che non solo potrà accompagnare gli spettatori 24 ore al giorno 365 giorni all’anno ma “posso essere copiato e riprodotto in scenari differenti per raccontarvi le notizie”. Insomma, un lavoratore instancabile in grado di rimanere in diretta per sempre in un telegiornale virtuale. L’amico competente in inglese, invece, ha puntato più su un discorso di contesto: “Lo sviluppo dell’industria dei media – gli hanno fatto dire i giornalisti e i massimi dirigenti dell’agenzia – richiede uno sforzo continuo d’innovazione e una profonda integrazione con le tecnologie più avanzate su scala internazionale. Spero di farvi avere nuove esperienze legate all’informazione”.

L’obiettivo dell’agenzia statale, in questo incontro di intelligenza artificiale e intelligenza umana, era quello di fornire “un’immagine più umana invece di quella fredda di un robot”. Per farlo, serviva appunto un avatar addestrato sulla base di notizie e annunci autentici, cioè un corpus reale di notizie, e soprattutto un sistema raffinato che unisse le animazioni facciali e la sintesi vocale in modo credibile e lineare. Se il risultato è interessante, rimangono comunque molti fronti aperti, che sono poi quelli che determinano l’originalità e l’insostituibilità del giornalismo oltre che dell’essere umano qualsiasi sia il suo mestiere: la capacità di variare espressioni in base al contesto, di improvvisare in base a una notizia dell’ultimo minuto, di rimediare a un problema tecnico e così via.

I due nuovi giornalisti hanno fatto il loro debutto durante la World Internet Conference cinese di qualche settimana fa, un evento pensato per diventare la Davos asiatica della tecnologia così come una ribalta utile a esporre al mondo la visione della rete della Repubblica popolare. Una rete, per il momento e come in passato, tenuta sotto strettissimo controllo dai sofisticati sistemi di tracciamento e sorveglianza oltre che dal cosiddetto “Great Firewall”, un articolato sistema tecnico-legislativo che di fatto ha piegato internet ai desiderata del Partito comunista limitando in modo fatale la libertà dei cittadini. Il tutto in un contesto che ospita alcuni fra i più grandi colossi tecnologici al mondo e 800 milioni di utenti connessi.

Stando a Xinhua, i programmi e le tecnologie di intelligenza artificiale che stanno sviluppando non si limiteranno a essere sfruttate per l’annuncio delle notizie. I sistemi potrebbero essere per esempio personalizzati per diversi clienti in vari ambiti industriali. A precisare meglio il concetto è intervenuto alla stessa conferenza Wang Xiaochuan, capo di Sogou, parlando di una popolare applicazione di lettura, Uncle Kai: “In futuro potrebbero essere i vostri genitori a leggervi le storie”. Con le loro voci e magari il loro aspetto.