di Iacopo Barison

 

In genere, quando gli architetti o gli ingegneri stanno progettando un nuovo edificio, è solo alla fine del processo che quest’ultimo viene sottoposto a un’analisi del suo ciclo di vita e dell’impatto ambientale. A quel punto, com’è facile immaginare, potrebbe essere troppo tardi per apportare modifiche significative. Ora, però, siamo di fronte a un cambiamento radicale, perché la suddetta analisi sta per diventare parte integrante della progettazione.

I ricercatori del MIT Jeremy Gregory, Franz-Josef Ulm e Randolph Kirchain, oltre al neolaureato Joshua Hester, spiegano che l’analisi del ciclo di vita, nota come LCA, non è altro che l’esame approfondito di tutti i materiali impiegati (elementi di design, impianto di riscaldamento, raffreddamento e altri sistemi energetici) per provare a ipotizzare quanto inciderà, in termini di costi e impatto ambientale, lo smaltimento di un edificio. Ulm, professore di Ingegneria civile e ambientale e direttore del Concrete Sustainability Hub (CSH) del MIT, afferma che in genere l’LCA viene applicato solo quando un edificio è completamente progettato, quindi si tratterebbe di più uno strumento post mortem che di un vero e proprio tool di progettazione. Su questo aspetto il team ha deciso di intervenire, consentendo ad architetti e ingegneri di utilizzarlo in progress.

Nello specifico, il sistema esamina l'intera gamma degli impatti climatici dell’ipotetica nuova struttura, attraverso tutte tre le fasi: la costruzione, il funzionamento (comprese tutte le fonti energetiche necessarie per fornire riscaldamento, raffreddamento e servizio elettrico) e infine lo smantellamento al termine del suo ciclo vitale. Tutto questo avviene tenendo conto di un'ampia gamma di fattori, come il clima del luogo, le dimensioni e l'orientamento dell'edificio, il rapporto tra muri e finestre su ciascun lato, i materiali utilizzati per le pareti e così via. Al termine di ogni fase, il programma fornisce anche informazioni su quella successiva, permettendo di risolvere in anticipo eventuali problemi.

Se ai meno esperti questa può sembrare un’innovazione di poco conto, gli addetti ai lavori sono già entusiasti. In un mondo dove le città hanno sempre meno spazio a disposizione, riqualificare gli edifici al termine del loro ciclo vitale - anziché costruirli ex novo - diventa quasi obbligatorio, ma soprattutto è importante che già in fase di costruzione siano previsi i costi di smaltimento. Solo così l’architettura può diventare realmente sostenibile, garantendo sia il contenimento delle spese che, soprattutto, la tutela delle risorse naturali, in un’ottica sempre più rispettosa dell’ambiente.