di Jacopo Cirillo

 

A volte, la risposta a una singola semplice domanda può portare con sé numerosi e inaspettati risvolti e creare nuovi modelli tecnologici applicabili universalmente. In questo caso, la domanda è: quante persone può sfamare la Cina? Tiziana Smith, PhD al MIT di Boston, se l’è posta durante il suo percorso di studi nel Dipartimento di Ingegneria civile e ambientale del prestigioso ateneo del Massachussets e ha perfezionato le sue conoscenze e le su capacità per dare la risposta più completa ed efficiente possibile.

La Cina è la nazione più popolosa della Terra e i suoi abitanti stanno diventando sempre più ricchi e, di conseguenza, richiedono una dieta migliore, più sana ed equilibrata, con più carne e verdura che richiede, dunque, più risorse per essere soddisfatta.

Allo stesso tempo, il continente cinese sta cambiando progressivamente la modalità con cui si procura il cibo passando, in modo graduale, da un sistema agricolo autosufficiente a un modello di importazioni dall’estero. Non si capisce bene perché stia avvenendo questo cambio di paradigma e se le motivazioni siano politiche ed economiche oppure legate alla scarsità di risorse dei loro sistemi produttivi. Sicuramente, e gli studi di Tiziana Smith lo dimostrano, investire in infrastrutture per l’irrigazione potrebbe migliorare sensibilmente le possibilità della Cina di nutrire i suoi abitanti senza avvalersi di aiuti esterni.

Nello specifico, Smith ha perfezionato un modello idrologico che simula la relazione tra la disponibilità d’acqua e il fabbisogno delle coltivazioni in Cina, in modo da capire esattamente quanto cibo può essere effettivamente prodotto. L’aspetto più importante è la possibilità di avere un accesso continuo, regolare e affidabile ai dati in tempo reale. Il contributo di Smith è stato proprio quello di calibrare il modello informatico grazie alle informazioni dai satelliti, di modo da riuscire a creare delle simulazioni il più possibili accurate, anche attraverso lo studio delle precipitazioni e dei corsi d’acqua che irrorano la Cina.

Conoscere l’esatta quantità di risorse producibili in una determinata area geografica è un’informazione non così scontata come si potrebbe pensare e lo scopo finale dei ricercatori del MIT è quello di rendere applicabile il loro modello in moltissimi altri casi, come nell’Africa subsahariana, per esempio, dove la popolazione crescerà sempre di più, così come la conseguente richiesta di cibo.