di Cecilia Meis

 

La Gioconda è un’opera d’arte talmente iconica che ormai poche persone si soffermano davvero a osservarla. Eppure Mandeep R. Mehra, direttore medico del Heart & Vascular Center di Brigham e del Women's Hospital di Boston, mentre era in fila al Louvre l’estate scorsa, si è soffermato a guardarla a lungo, convincendosi che la nobildonna italiana Lisa Gherardini soffrisse sicuramente di qualche patologia, probabilmente di ipotiroidismo.

“Ho avuto l’occasione di poter stare per un’ora e mezzo a fissare esclusivamente questo quadro,” ha detto Mehra all'Inverse (compagnia di media digitale Americana che tratta tecnologia, scienza e cultura). “Io non sono un artista. Ma sicuramente so come fare una diagnosi.”

Quello che ha catturato la sua attenzione non è stato lo sfumato magistrale di Leonardo o il particolare uso della prospettiva, ma l’incarnato giallognolo della modella, i capelli sottili e lisci con l’attaccatura alta e la mancanza di sopracciglia. Mehra ha notato anche altre particolarità: il bozzo tra il naso e l’interno dell’occhio sembrerebbe un deposito di colesterolo; le protuberanze sul lato destro del collo potrebbero essere l’inizio di un gozzo, e il nodulo sull’indice un lipoma. Sul Mayo Clinic Proceedings, Mehra e Hilary Campbell, dell’Università della California, sostengono che questi sintomi sono tipici dell’ipotiroidismo, patologia che determina il mal funzionamento della tiroide.

La diagnosi giustificherebbe l’enigmatico sorriso del dipinto. “Il motivo per cui non sorride apertamente ma in modo parzialmente asimmetrico è probabilmente l’ipotiroidismo” dice Mehra. “Chi soffre di ipotiroidismo tende a essere depresso, e i muscoli facciali diventano deboli e gonfi. Non si riesce nemmeno a sorridere come si deve.”

La storia personale di Lisa Gherardini dà credito alla teoria di Mehra. Rachel Rettner racconta su Live Science che il marito, il mercante Francesco del Giocondo, commissionò il ritratto intorno al 1503 per commemorare la nascita del loro secondo figlio: la gravidanza, infatti, può portare all’ipotiroidismo. I ricercatori riferiscono, inoltre, che la mancanza di iodio, dovuta alla dieta povera dell’epoca, portava spesso a problemi tiroidei e al gozzo, visibili in diverse opere di quel periodo.

Non è la prima volta che Monnalisa subisce delle diagnosi mediche. Nel 2010 un professore siciliano di anatomia patologica ha suggerito che avesse il colesterolo alto. Una diagnosi che risale al 2004, invece, portò alcuni medici a insinuare che il gonfiore alla mano e le lesioni della pelle fossero causati da iperlipoproteinemia - alterazione del metabolismo lipidico che determina un aumento di lipidi nel sangue -, da arteriosclerosi precoce e, inoltre, che il famoso sorriso fosse un sintomo della paralisi di Bell che colpisce i muscoli del viso.

Ma Mehra e Campbell hanno scartato queste ipotesi. È stato recentemente scoperto che Gherardini visse fino ai 63 anni, un’età elevata per l’epoca. Il dato anagrafico rende improbabile l’ipotesi che soffrisse di patologie circolatorie o anomalie del metabolismo lipidico. Nonostante l’ipotiroidismo sia in grado di dare una spiegazione a tutti i sintomi, gli specialisti ammettono che la loro analisi clinica non mette fine alla questione. È possibile che Gherardini si fosse volontariamente depilata le sopracciglia, abitudine diffusa nel Rinascimento, che la pelle gialla possa essere solo un effetto cromatico del dipinto causato dal tempo e il sorriso “solo” il risultato del talento di Leonardo.

Non arriveremo mai a una risposta definitiva sulla Monnalisa, ed è anche questa una delle ragioni che la rendono così affascinante. “In ogni caso,” conclude l’autore dell’articolo, “è la malìa data dalle imperfezioni della malattia a rendere questo capolavoro tanto misterioso e attraente”.