di Valeria Montebello

 

Si sa, piante e verdure fanno bene, dall’aria che respiriamo a quello che mangiamo, ma potrebbero anche essere la chiave per costruire edifici più forti e più verdi, non solo più belli, grazie alle facciate che integrano bio-organismi, ai pannelli vetrati coperti di alghe, o ai più classici tetti-verdi, ai balconi e ai giardini.

Le piante non sono quindi utilizzate solo per ottenere un miglioramento dal punto di vista estetico, ma possono rivelarsi necessarie anche nel processo di costruzione. Gli ingegneri della Lancaster University stanno studiando in che modo le miscele concrete, tipo il calcestruzzo, possano essere rafforzate e rese più sostenibili aggiungendo nano piastrine estratte dalle fibre degli ortaggi a radice. Non è una novità provare ad usare fibre vegetali per costruire qualcosa: antichi reperti di abitazioni delle civiltà mesopotamiche, risalenti al 2500 a.C. circa, erano composti di impasti di argilla e paglia (usata come armatura “strutturale”); le civiltà Inca e Maya erano solite aggiungere fibre vegetali ai loro vasi per impedire che si crepassero durante la fase di asciugatura al sole. Una sempre maggiore consapevolezza del proprio ambiente e dei propri mezzi ha dato l’avvio a numerose ricerche scientifiche per studiare, sviluppare e realizzare materiali alternativi a quelli esistenti. Le fibre naturali sono tra i materiali che meglio si adattano alle miscele. Spesso sono prodotti dell’industria agricola, hanno un basso costo di produzione e presentano un bilancio di emissione minore per quanto riguarda i gas serra. A differenza delle fibre sintetiche, quindi, le fibre naturali offrono un approccio economico e sostenibile utile anche a ridurre i costi di produzione.

Il lavoro degli ingegneri della Lancaster, finanziato dall'Unione europea, si baserà sui risultati dei primi test che hanno dimostrato come le miscele che usufruiscono di nano piastrine di barbabietola da zucchero o carota migliorano in modo significativo le proprietà meccaniche del calcestruzzo. E’ stato rilevato che, aumentando le prestazioni del materiale, sono necessarie quantità minori per la costruzione.

Inoltre, la produzione di cemento Portland ordinario, uno degli ingredienti principali per il calcestruzzo, è ad alta concentrazione di carbonio; la sua produzione rappresenta l'otto per cento delle emissioni totali di CO2 globali e si prevede raddoppierà nei prossimi 30 anni a causa dell'aumento della domanda. Gli studi di Proof of concept, la prova di efficacia,  hanno dimostrato che l'aggiunta delle piastrine di radice vegetale ha comportato un risparmio di 40 kg di cemento Portland ordinario per metro cubo di calcestruzzo, il che consente di risparmiare 40 kg di CO2 per lo stesso volume. Il professor Mohamed Saafi del dipartimento di ingegneria dell'Università di Lancaster ritiene che gli ortaggi potrebbero fare molto per ridurre le emissioni di carbonio da costruzione e ha affermato che questi nuovi nano-composti di cemento sono realizzati combinando il normale cemento Portland con nano piastrine estratte da verdure a radice di scarto provenienti dall'industria alimentare:

Il progetto di ricerca prevede anche l'aggiunta di lastre molto sottili costituite da piastrine nano-vegetali a strutture di cemento esistenti per rafforzarne la resistenza: i ricercatori ritengono infatti che i fogli a base di nano-fibre vegetali supereranno le alternative esistenti (come la fibra di carbonio) perché le travi in ??cemento rinforzate con le lastre saranno in grado di essere più flessibili e di deviare forze potenzialmente dannose.

Cellucomp utilizza già fibre di ortaggi a radice per la produzione di vernici più resistenti, "siamo entusiasti di continuare la nostra collaborazione col professor Saafi nello sviluppo delle nuove applicazioni per i nostri materiali - ha dichiarato il dr Eric Whale - nella consapevolezza di contribuire anche alla tutela dell'ambiente".

Di questo passo saranno gli ortaggi ad essere i nuovi pionieri dell’edilizia ecologica.