di Luca Lamberti

 

La mente umana è quanto di più complesso esista. Oggi è possibile trapiantare organi stampati in 3D, ma il funzionamento del cervello è ancora un mistero lontano dall’essere svelato. E lo stesso dicasi per il formarsi della personalità di ciascuno di noi. Sappiamo che i fattori ambientali – il luogo di nascita, i rapporti familiari, lo status economico e ovviamente, i gruppi di amicizie – influenzano il nostro modo di ragionare e agire, ma finora ci siamo limitati all’osservazione, registrandone unicamente i risultati. Qualcosa potrebbe presto mutare.

Ingo Zettler, professore di psicologia presso l'Università di Copenaghen, ha realizzato un nuovo test che permette di scoprire quello che le ricerche recenti chiamano il fattore D, ovvero la capacità di rilevare i tratti oscuri della personalità. Non si tratta di una provocazione, piuttosto di evidenze emerse da uno studio, pubblicato sull’autorevole rivista Psychological Review, incentrato sulla rilevazione di tre diversi nuclei oscuri ovvero i narcisisti, gli psicopatici e i sadici, con l’intento di coglierne “le somiglianze e i punti in comune”, afferma il professor Zettler. Del resto, molti tratti di personalità negativamente connotati sono stati introdotti per spiegare un comportamento eticamente, moralmente e socialmente discutibile. Il passo successivo è cercare di individuarne la presenza prima che possano rivelarsi nocivi, sia per il singolo che per la collettività.

Oggigiorno è possibile quantificare il nostro potenziale intellettivo – il cosiddetto Qi – con un valore in una scala numerica che individua soprattutto le capacità di ragionamento logico e le applicazioni di calcolo matematico, rilevabile mediante l’uso di diversi test più o meno affidabili. Il Qi è nato dagli studi dello psicologo francese Alfred Binet di inizio ‘900 che elaborò la Scala Binet-Simon, il cui scopo principale era quello di identificare gli alunni che avevano bisogno di un particolare aiuto nelle materie scolastiche. Oggi, il fattore D descritto da Zettler parte da una speculare analisi della società su largo spettro, ma con un obiettivo diverso. “Il concetto di fattore D è molto fluido” afferma Zettler, “ideato per analizzare le scelte dell’individuo con l’intenzione di cogliere la tendenza a mettere sempre i propri interessi davanti a quelli della collettività, costruendo un contesto in grado di giustificare le azioni commesse e il male procurato agli altri. Così facendo Zettler e i suoi colleghi hanno riscontrato nove tipologie di tratti oscuri. Innanzitutto il narcisismo (riscontrando nelle azioni del soggetto un grandioso egoismo), il machiavellismo (disponibilità a manipolare le persone per arrivare al proprio obiettivo) e la psicopatia (insensibilità, anaffettività e comportamento antisociale). Gli altri tratti oscuri sono l’egoismo (un focus sulle proprie conquiste), il disimpegno morale (la convinzione che le regole etiche non si applicano a sé stessi), il diritto psicologico (la convinzione che uno meriti più degli altri), il sadismo (il piacere di ferire gli altri), l’indole sprezzante (il desiderio di vendetta, anche a proprie spese) e il mero interesse personale.

Il team scientifico dell’università danese, mediante tre studi separati, ha proposto a diverse centinaia di partecipanti dei questionari online sulla personalità, utilizzando i dati raccolti per riuscire a creare un modello statistico affidabile che possa essere un test valido da applicare su larga scala. “Del resto – afferma il professor Zettler - alla base di tutti questi nove tratti comportamentali c'è sempre la volontà di manipolare, usare o ferire gli altri per tutelare e difendere il proprio interesse personale, sacrificando tutto il resto, senza remore di arrecare danno alla collettività”. Il passo successivo? Il team scientifico danese intende riuscire a comprendere quali possano essere le cause alla base del cosiddetto fattore D, in modo tale da scongiurare l’insorgere di futuri disturbi del comportamento.