«Quando si usa il termine conservazione, la prima immagine che viene in mente e quella di qualcosa che viene tenuto al sicuro, che non deve essere toccato o usato. In realtà, se si parla di parchi, le cose stanno molto diversamente». Andrea Mustoni, Zoologo già noto alle cronache per la reintroduzione negli anni ‘90 dell’orso bruno in Trentino con il progetto Life Ursus, è un uomo dai modi gentili e garbati, che parla lentamente, scegliendo ogni parola con cura. Oggi è responsabile del Settore Ricerca Scientifica ed Educazione Ambientale del Parco Naturale Adamello - Brenta Geopark, e ogni sua frase tradisce tanto la sua competenza, quanto il suo doppio ruolo di ricercatore e divulgatore.

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Tra le sue responsabilità, infatti, da circa due anni c’è anche quella di garantire il trasferimento della conoscenza tra i ricercatori attivi sul territorio dell’Adamello - Brenta e, ad esempio, i bambini nelle scuole, oppure i turisti che vengono a conoscere da vicino storia e bellezza di un territorio unico al mondo. Lo incontriamo ai margini dell’8° conferenza internazionale dei Geoparchi Unesco a Madonna di Campiglio, evento di cui Audi è main sponsor, proprio nel cuore di quel territorio e di quella comunità che egli contribuisce a proteggere e far crescere.

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Il Parco Naturale Adamello - Brenta esiste da oltre 50 anni ed è la più vasta area protetta del Trentino, ma è solo nel 2008 che diventa Geopark, integrando una nuova cultura e una nuova mission:

Oggi il nostro compito è tutelare l’ambiente e allo stesso tempo promuoverlo in maniera sostenibile - spiega Mustoni - proteggere le risorse per il domani pur rendendole fruibili oggi grazie a politiche di utilizzo sostenibile.

È la cosiddetta “tutela attiva”, figlia della consapevolezza che la totale assenza dell’uomo da un territorio è dannosa tanto quanto la sua eccessiva presenza, e della convinzione che l’unico modo per diffondere una sensibilità ambientale è mostrare da vicino alle persone cosa rischiano di perdere.

«Insomma, la conservazione messa in pratica da un parco non è una tutela tout court, una campana di vetro sotto cui nascondere i nostri tesori geologici e naturalistici - conferma Mustoni - piuttosto è la ricerca di un equilibrio tra le esigenze dell’uomo e quelle della natura».  E come si trova un equilibrio così delicato? Mustoni, fedele alla sua formazione e storia personale, risponde che la chiave è nella ricerca scientifica, perché soltanto essa può darci delle risposte che vadano oltre la semplice opinione dei singoli. Risposte dalle quali dobbiamo partire per trovare - con il dialogo - il giusto compromesso tra necessità oggettive e sensibilità di ciascuno.

Rispetto al doppio ruolo che Mustoni riveste nel Parco Naturale, ha senso chiedere perché uno zoologo con le sue responsabilità debba dedicare tempo alla formazione, a comunicare con il pubblico, sottraendo tempo ai suoi compiti scientifici. La risposta è di quelle che spiazzano: «In un Geoparco, ricerca scientifica e educazione ambientale vanno di pari passo, perché l’obiettivo è educare un pubblico più ampio possibile trasferendo quanto impariamo direttamente qui, mentre studiamo il nostro territorio».

Non solo: il ricercatore attivo nel parco deve impegnarsi nell’educazione ambientale perché essa è anche la prima vera misura di protezione dell’ambiente. «Una popolazione informata e consapevole rispetta la natura senza bisogno di multe - spiega infatti Mustoni - Per questo è finita l’epoca dei divieti fine a sé stessi: oggi viviamo in quella del coinvolgimento». E un turista o un bambino che sa di parlare con qualcuno che fa in prima persona le cose che racconta, è più portato a prestargli attenzione.

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Una visione estremamente moderna e aggiornata del ruolo che oggi hanno le aree protette, in cui le partnership con i privati come quella appena inaugurata tra Audi e il Parco Naturale Adamello - Brenta Geopark trovano perfettamente senso. «Penso che un Geoparco non possa restare insensibile all’interesse da parte di un’azienda che inserisce nella sua catena del valore il tema della sostenibilità», spiega infatti lo zoologo Mustoni, secondo cui è anzi quasi un dovere interagire con questi colossi, confrontarsi con loro e suggerire possibili percorsi da fare insieme.

«Il parco ha una storia lunga e, in passato c’è già stata qualche interazione con i privati - rivela Andrea Mustoni - ora però dobbiamo fare di più e Audi ce ne sta dando la possibilità». Per esempio, cambiando e rivoluzionando il trasporto dei turisti che si muovono al suo interno con il trasporto elettrico, per arrivare un giorno - come ha suggerito Fabrizio Longo in più occasioni - alla condizione ideale in cui «l’unico rumore fatto dai mezzi di trasporto attivi nel Parco Naturale Adamello - Brenta Geopark sarà quello del rotolamento degli pneumatici».