di Riccardo Meggiato

 

Il mondo ha un problema. Certo, ne ha più d’uno, ma questo, in particolare, non fa dormire gli urbanisti. È un dato di fatto che le periferie si svuotino e le metropoli si riempiano, specie a guardare i dati: circa la metà della popolazione mondiale occupa le città, ma la percentuale è destinata a salire al 70% entro il 2050. Poche, tuttavia, sono le città in grado di espandersi orizzontalmente per soddisfare questa esigenza, e così non resta che svilupparsi… in verticale. Grattacieli ovunque quindi: basta farsi un giro per le principali metropoli del mondo per rendersene conto. Fin qui tutto bene e non stupisce nemmeno apprendere che ogni giorno, nel nostro pianeta, si compiono circa sette miliardi di viaggi in ascensore, in accordo con la crescente verticalità dei grossi centri abitati. Ed è proprio qui che si arriva al nocciolo della questione: gli ascensori, specie quelli dedicati a strutture molto alte, richiedono consumi energetici notevoli, che moltiplicati a livello globale diventano un grave problema ecologico. A peggiorare la situazione, il fatto che costruire un ascensore, spesso, richiede l’utilizzo di materiali ben poco ecosostenibili. Così gli ingegneri, ormai da qualche anno, stanno cercando di trovare nuove soluzioni per trasporti verticali efficienti e “green”. L’approccio iniziale era rivolto all’ottimizzazione: ridurre, cioè, i consumi delle tecnologie attuali. E dunque, spazio a luci al led, vernici ad acqua e materiali riciclati. A un certo punto, è stato evidente che per costruire ascensori davvero ecosostenibili era necessario ripensare la tecnologia che muove questi mezzi da secoli, e che attualmente si basa ancora sull’arcaica accoppiata corda-puleggia. Il problema principale è che un ascensore tradizionale, oltre a dover provvedere al trasporto di qualche centinaio di chili di passeggeri, si porta in dote un peso di svariati quintali dato da catene e acciaio, che mette sotto sforzo, alzando i consumi, meccanismi e motori: pensate che i consumi energetici per gli ascensori corrispondono al 2-10% di quelli totali di un grattacielo. Senza contare la continua manutenzione necessaria a questo genere di apparati. Così si sono diffuse diverse strategie e tecnologie alternative. Per esempio, suddividere gli ascensori in base ai piani da raggiungere. Oppure spostare gli ascensori in diagonale, secondo un angolo d’inclinazione che metta meno sotto sforzo la loro meccanica. Un ulteriore passo in avanti è stato fatto con gli ascensori a recupero energetico capaci di recuperare buona parte dell’energia che consumano. Questa tecnologia, unita a una funzione che “spegne” l’ascensore quando rimane inutilizzato, ha portato a creare prototipi – quasi - a impatto zero. Una spinta decisa al risparmio arriva anche dai software di controllo, che si occupano di regolare la disponibilità degli ascensori laddove ve ne siano diversi. In questo caso si analizza il traffico e, nelle ore di minor utilizzo, si tende a tenerne fermi alcuni. Grazie a questi accorgimenti tecnologici, e all’ausilio di energia eolica e solare, si è arrivati a produrre ascensori che consumano quanto un phon. La ricerca, del resto, ha consentito di risolvere anche problemi forse meno immediati da comprendere, ma altrettanto gravi. Per esempio, quello degli allagamenti degli ascensori. Capita sovente, infatti, che le strutture di elevazione vengano sommerse, in parte, da maree o esondazioni, e l’acqua, ritirandosi, porti con sé sostanze altamente inquinanti e a base di petrolio. È per questo che alcune aziende hanno lavorato anche su nuovi lubrificanti a base di olio di colza, biodegradabili e comunque efficienti.

La sensazione è che gli ascensori del futuro si baseranno di certo su tecnologie innovative - esistono già alcuni modelli basati su futuristici motori a campi magnetici - ma la vera rivoluzione sarà unire queste e altre invenzioni per ottenere ascensori in grado di soddisfare le crescenti esigenze delle moderne metropoli e, al tempo stesso, ricordarsi che anche i grattacieli poggiano le loro basi su un pianeta da rispettare.