di Francesco Musolino

 

Giorno dopo giorno, ci affidiamo sempre di più ai robot, le cui capacità produttive diventano più affidabili. Eppure, sino ad oggi, quelle stesse macchine non sono state in grado di auto-valutarsi, non sono state attrezzate di meccanismi in grado di prevedere se stiano svolgendo correttamente una mansione, o di programmi in grado di giudicare la possibilità di portarla a termine e con quale grado di accuratezza. Ma tutto questo sta per cambiare.

Noi umani utilizziamo una serie di accorgimenti per valutare in modo affidabile le nostre capacità di eseguire un compito. Che si tratti di calciare un pallone in porta, stringere un bullone o scalare una parete, sappiamo indicativamente di quali risorse fisiche – e mentali – possiamo disporre. “Ma dal momento che i robot sono destinati ad essere sempre più autonomi, – afferma Aaron Steinfeld, professore associato di ricerca in Istituto di robotica della Carnegie Mellon University - la mera capacità di eseguire gli ordini non sarà più sufficiente e presto dovremo attenderci una loro evoluzione concettuale”.

Per attuare questo ambizioso progetto di maturazione robotica, i ricercatori della Carnegie Mellon, della Brigham Young University, della Tufts University e della University of Massachusetts Lowell si sono uniti in un programma di ricerca multidisciplinare per sviluppare metodi e metriche per l'autovalutazione della macchina: uno studio dal valore di cinque milioni di dollari. Si tratta di un processo semanticamente complesso che può prevedere diversi livelli di profondità: dal valutare se si è  o meno  in grado di compiere un’operazione in modo soddisfacente sino ad un confronto con l’umano, fornendo anche una spiegazione riguardo alle prestazioni svolte. L’interesse per questo lavoro è comprensibilmente enorme. Si tratterebbe di un grande passo verso la piena autonomia dell’intelligenza artificiale, il che spiega come il progetto sia sotto la lente di ingrandimento del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti.

“Un robot in grado di compiere un’analisi di questo tipo – continua Steinfeld – può essere in grado di comprendere e identificare una carenza di conoscenza o di forza e permettere all’automa di migliorare il lavoro in team con partner umani”. A tal fine i ricercatori testeranno approcci di autovalutazione assegnando diverse mansioni ai robot, “andando alla ricerca di punti deboli da poter correggere”, ha affermato Holly Yanco, professore di informatica presso la UMass Lowell. “Immaginate dei robot, sciami di micro droni, in grado di valutare in tempi brevissimi se possano eseguire operazioni di soccorso urbano, mappare edifici pericolanti ed effettuare riparazioni in contesti di emergenza in cui sarebbe impossibile l’intervento tempestivo da parte di mani umane. Ecco – ha concluso il professore Yanco – questo è il futuro cui stiamo aspirando”.