Visitare la luna non è mai stato così facile. O meglio, non è mai stato così facile vedere da vicino un paesaggio molto simile, perché composto in buona parte dallo stesso tipo di roccia comune sul nostro satellite: l’anortosite.

Lo si può visitare di persona, raggiungendo lo splendido MAGMA Geopark nel sud-ovest della Norvegia, dove 2600 chilometri quadrati di rocce si stendono su un territorio compreso tra i comuni di Bjerkreim, Eigersund, Flekkefjord. Oppure lo si può visitare tramite realtà virtuale grazie alla piattaforma geoVR (Virtual Reality), sviluppata dalla società norvegese Doublethink in collaborazione con il Geoparco, e che di fatto consente di abbattere qualsiasi barriera, fisica ed economica, per fare turismo in un luogo unico al mondo.

«È la zona rurale più difficile della Norvegia, un territorio dove non cresce nulla proprio a causa della massiccia presenza di anortosite, punteggiato da seimila laghi di varie dimensioni, che a sud termina con un fiordo affacciato sulla Danimarca. Ed è diventato la mia passione». Sara Gentilini è project manager del MAGMA Geopark dal 2009: si occupa di progettazione europea e internazionale, nonché fundraising con gli sponsor. In altre parole, è la persona che si fa venire le idee per sostenere e far crescere il parco, e che poi si occupa di trovare i fondi per realizzarle, oltre che delle partnership internazionali e del marketing del territorio.

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La incontriamo tra gli 850 delegati di 140 Geoparchi sparsi in 5 continenti che sono accorsi a Madonna di Campiglio per partecipare all’8° conferenza internazionale dei Geoparchi Unesco. Evento che ha visto la presenza di Audi sia come main sponsor, sia come partner dei padroni di casa, i responsabili del Parco Naturale Adamello - Brenta Geopark. E dove il direttore di Audi Italia, Fabrizio Longo, è intervenuto per raccontare cos’è la Road to zero emissions, il percorso che il colosso tedesco segue ormai da tempo verso la rivoluzione della mobilità sostenibile.

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Come lei stessa ci racconta, quella tra Sara Gentilini e l’aspro ma bellissimo territorio rurale norvegese è una storia d’amore nata per caso nel 2010, quando l’eruzione del vulcano Eyjafjöll in Islanda la blocca in Malesia per dieci giorni facendole incontrare e conoscere i responsabili del parco. Nato come una collaborazione, il compito di far crescere il parco è diventato oggi il suo lavoro.

Così come sua è l’idea di usare la realtà virtuale per raccontare e anche pubblicizzare il Geoparco: «Il progetto è interamente sviluppato dall’azienda norvegese Doublethink di Stavanger e finanziato con fondi pubblici nazionali e internazionali - spiega Sara Gentilini - E oltre all’esperienza stessa di fruizione, di innovativo ha un sistema di immissione delle informazioni molto semplice creato ad hoc, utilizzabile anche da chi non ha nessuna competenza informatica».

Grazie al software, è infatti possibile immettere contenuti sotto forma di testi, video, foto o realtà aumentata cui il visitatore accede attraverso quello che a tutti gli effetti è un normale sito web. In qualsiasi momento, per esempio un geologo del parco che ha adottato la tecnologia geoVR può collegarsi e aggiornare, aggiungere o togliere informazioni su una piattaforma che poi si rivela accessibile sia tramite tablet sia tramite visore VR. E che funziona sempre, perché risiede su server remoti dove riceve costantemente aggiornamenti e manutenzione.

«Al momento è stato adottato da sette Geoparchi, in nazioni che vanno dal Canada alla Russia - spiega la project manager del MAGMA Geopark - ovviamente la licenza è in vendita, e i guadagni vengono interamente reinvestiti nel parco». Già, perché quella del Geoparco norvegese è un’esperienza innovativa anche dal punto di vista del modello di business, visto che l’istituzione funziona come una share company: «Il 30 per cento dei fondi viene dalle cooperazioni internazionali - spiega Sara Gentilini - mentre il resto viene in maggioranza da investitori pubblici cui si sommano stakeholder privati presenti sul territorio, come ad esempio alcuni hotel, un museo locale e persino una società che produce finestre». Ognuno di loro partecipa al sostentamento del parco, investendo in un’area che non sola va protetta, ma che porta turismo, quindi ricchezza. E che, proprio per questo, è giusto che si finanzi con un sistema che consente la partecipazione di tutti.