di Chiara Calpini

Un pomodoro è un pomodoro, giusto? Forse c’è di più. Dietro questa bacca rossa che arrivò in Europa dal Messico e dal Perù nella seconda metà del ‘500 si nascondono interi mondi e storie diverse che oscillano tra cronaca e scienza. Grazie a questo studio pare che attraverso il pomodoro esista anche la possibilità di intravedere il futuro dell’agricoltura in un pianeta che affronta cambiamenti radicali climatici e non.

Il biologo vegetale Zachary Lippman e la sua assistente Joyce Van Eck del Boyce Thompson Institute di Ithaca nello stato di New York fanno parte di quell’armata di pionieri che ha cominciato a sperimentare sul “nuovo topo da laboratorio” del regno vegetale con un innovativo strumento di modifica genetica chiamato Crispr/Cas-9. Si tratta di un sistema che permette la correzione mirata di una sequenza di DNA attraverso un intervento di precisione. Per effettuarlo si usano delle proteine della classe di un gruppo di enzimi definito nucleasi, che assomigliano a delle forbici molecolari e sono capaci di tagliare il DNA nel punto desiderato. Il complesso Crispr/Cas-9 (per brevità Crispr) è talmente preciso che è stato paragonato a un coltellino svizzero multifunzione, dotato di bussola per individuare il punto giusto, morsa per afferrare il DNA e cesoie per recidere. La magia? I pomodori così modificati sono in tutto e per tutto uguali a quelli che conosciamo, soprattutto per quanto riguarda il profumo e il sapore. Tanto è vero che lo scorso marzo il Ministero dell’Agricoltura americano ha dichiarato le coltivazioni così modificate come indistinguibili dalle altre, di diritto dunque comprese nello stesso regolamento.

Rispetto ai tanto controversi OGM (Organismi Geneticamente Modificati) si tratta di una tecnica completamente diversa. L’ingegneria genetica, infatti, introduceva nelle coltivazioni dei geni estranei alla specie rafforzando l’immagine di una pianta-Frankenstein che tanto colpì negativamente l’opinione pubblica, Crispr lavora invece per sottrazione tagliando con precisione il genoma dove serve. La proteina Cas9 viene indirizzata verso il bersaglio prescelto grazie all’ausilio di una guida. Si tratta di una breve sequenza di RNA, o molecola di acido ribonucleico, complementare a quella del sito che si vuole tagliare sul DNA e che funziona come un vero e proprio gps assicurando la modulazione (tuning) desiderata e dei risultati precisi.

Poiché il sistema Crispr può correggere i geni nelle cellule di tutti gli organismi – dai batteri, alle piante, all’uomo – le possibili applicazioni sembrano essere quasi illimitate. Per adesso i campi di applicazione sono tre: medicina, biologia e tecnologia. Tra le aree di ricerca più promettenti in biomedicina ci sono lo sviluppo di nuovi farmaci e le terapie geniche e cellulari, ma anche il controllo delle malattie trasmesse dagli insetti.

I biologi brasiliani Agustin Zsögön dell’Università di Viçosa e Lázaro Peres dell’Università di San Paolo a loro volta hanno condotto esperimenti eliminando una serie di geni in una varietà selvaggia della pianta di pomodoro non per produrre frutti più grandi ma per migliorarne la qualità riuscendo anche a renderli in assoluto i più ricchi di lycopene, l’importante antiossidante che contengono. Il processo, dal nome di ‘de novo domestication’ è particolarmente interessante perché addomestica e migliora le qualità botaniche di resistenza e resilienza, aspetti che nelle coltivazioni potrebbero assicurare l’approvvigionamento del cibo anche in un futuro dominato da enormi fluttuazioni climatiche. Secondo Lippman oltre a fare fronte all’innalzamento delle temperature e all’aumento della popolazione globale, modificando geneticamente una pianta - che sia più resistente alle malattie - si potrebbe ridurre l’abuso di pesticidi. “Non si tratta solo di dar da mangiare a tutti ma anche di proteggere il nostro pianeta”, conclude Lippman.