di Jacopo Cirillo

 

I sistemi di riconoscimento biometrici sono dei software informatici che riescono ad accertare univocamente l’identità di una persona sulla base delle sue caratteristiche fisiche o comportamentali, essenzialmente confrontando una grande mole di dati, precedentemente stoccati in un database, attraverso algoritmi e sensori sempre più sofisticati. Le caratteristiche prese in considerazione sono tra le più disparate: dalle classiche impronte digitali fino al colore e la dimensione dell’iride, passando per la sagoma della mano, la forma dell’orecchio e l’impronta vocale. Uno dei sistemi più efficaci è il riconoscimento facciale, strumento biometrico infallibile che permette di riconoscere una persona attraverso i suoi tratti somatici. In poche parole, il sistema funziona per progressione di azioni: prima di tutto il software identifica la posizione del viso, poi calcola le distanze che intercorrono tra i punti facciali più rilevanti, come la distanza tra gli occhi e tra gli zigomi, la dimensione della mascella e la posizione del naso; infine trasforma queste singolarità in coordinate, che vengono poi confrontate con un database per trovare una corrispondenza.

Le applicazioni future sono varie e imprevedibili e una delle più interessanti ha a che fare con l’azienda norvegese di allevamenti ittici Cermaq Group AS. Un problema molto pressante in quel tipo di mercato, infatti, è legato alla salute dei banchi di pesci, dato che la maggior parte degli allevamenti riesce a valutare le loro condizioni solo come gruppo, e non individualmente, con un chiaro rischio di contagio: se anche solo un singolo pesce ha una malattia, l’intero allevamento deve essere curato, causando un grande spreco di tempo, risorse economiche e lavoro, e rischiando anche un’epidemia. In più, come se non bastasse, negli ultimi anni l’industria del salmone è stata falcidiata da un particolare tipo di parassita, i cosiddetti pidocchi di mare, che stanno infettando gli allevamenti ittici in Norvegia, negli Stati Uniti, in Canada, in Cile e in Scozia. L’infezione causata da questi crostacei costa a tutto il comparto circa un miliardo di dollari all’anno; purtroppo i rimedi approntati dagli allevatori – dai pesticidi all’uso di particolari laser – a oggi non hanno sortito nessun effetto. Ma non basta, e qui torniamo alla geniale invenzione.

Il sistema proposto dal Cermaq Group funziona di fatto da riconoscimento facciale per i salmoni, di modo da controllarli uno per uno, senza destabilizzare l’intero banco. In un allevamento medio ci sono circa 200 mila salmoni che vivono in una rete di 160 metri di diametro; fisiologicamente, ogni quattro giorni i salmoni devono salire in superficie per prendere una breve boccata d’aria e regolare la loro vescica natatoria.  Quando lo fanno, un dispositivo a forma piramidale li guida verso la telecamera che riconosce la loro faccia basandosi su un pattern di puntini e irregolarità sulle branchie e, se il salmone mostra segni di malattie o di problemi di pidocchi, viene portato in una vasca esterna per essere curato individualmente.

Knut Ellekjær, il direttore del Cermaq Group, spiega :“I pidocchi di mare sono distribuiti in modo casuale nei banchi di pesci e il nostro sistema permetterà di evitare trattamenti di massa, agendo singolarmente; allo stesso modo potremo dividere i salmoni sulla base del loro peso e pescare solo quelli pronti per essere lavorati, senza stressare gli altri”. L’utilizzo commerciale di questo innovativo sistema è atteso tra cinque o sei anni e già si prevede un numero altissimo di richieste, soprattutto per cercare di abbassare il prezzo di vendita dei salmoni di allevamento, diventato ormai insostenibile in un normale mercato del pesce.