«Nel 2019 inizieremo i test sul territorio di Madonna di Campiglio per renderlo il primo comune montano in Italia totalmente sostenibile dal punto di vista della mobilita`. Successivamente, espanderemo la sperimentazione nel Parco Naturale Adamello - Brenta».

L’auditorium del Palacampiglio è gremito al limite della sua capacità. Fabrizio Longo, direttore di Audi Italia, parla rivolgendosi al pubblico multietnico dell’8° conferenza internazionale dei Geoparchi Unesco. Il suo intervento chiude l’intensa cerimonia di apertura della tre giorni di convegno in corso nel cuore delle Dolomiti: assieme a lui, sul palco si avvicendano anche Joseph Masè, presidente del Parco Naturale Adamello Brenta Geopark e padrone di casa, Nickolas Zouros, presidente della Global Geoparks Network, e Patrick McKeever, direttore della Section on Earth Sciences and Geo-Hazards Risk Reduction dell'UNESCO.

Quella di Madonna di Campiglio, sarà una mobilità elettrica, quindi a impatto zero per quanto riguarda le emissioni», spiega Longo dopo aver raccontato anche la strategia “Road to zero emission”, che porterà Audi ad avere almeno una versione elettrificata per ogni gamma di prodotto entro il 2025. «Sarà una mobilità condivisa, minimizzando i problemi legati al traffico e abbattendo i costi - continua - Sicura, grazie ai sistemi di guida predittiva che ridurranno fino al 45% gli incidenti stradali, e infine locale, perché disegnata sulle caratteristiche e le necessita` specifiche di Madonna di Campiglio e del Parco.

Quando il direttore di Audi Italia termina il suo discorso, per pochi lunghissimi istanti nella sala del Palacampiglio scende un silenzio assoluto. Prima di applaudire, i mille partecipanti provenienti da 64 nazioni hanno bisogno ancora di qualche momento per processare le informazioni ricevute e mettere a fuoco il valore delle notizie appena ascoltate. Intanto, sui volti di Zouros e McKeever si legge un’espressione mista di soddisfazione e stupore per l’annuncio di una partnership che non ha precedenti nella ormai ventennale storia dei Geoparchi.

Audi, infatti, non è solo main sponsor dell’evento, ma anche e soprattutto partner progettuale del Parco Naturale Adamello - Brenta Geopark: una collaborazione nata dopo che per anni l’azienda ha sostenuto sul territorio di Madonna di Campiglio lo sviluppo di iniziative di valorizzazione del territorio e, più recentemente, di infrastrutture per la mobilità sostenibile; e che ora rende la partecipazione del costruttore tedesco alla 8° conferenza internazionale dei Geoparchi Unesco un evento perfettamente in linea con la propria strategia di salvaguardia dell’ambiente. Declinata in Italia tanto sulle Dolomiti, quanto in Sardegna lungo la Costa Smeralda, dove Audi è partner della fondazione One Ocean e ha sottoscritto il codice etico chiamato Charta Smeralda.

Scopo della conferenza dei Geoparchi è definire una strategia comune per i 140 Geoparchi già presenti in 5 continenti, e nati con tre scopi principali: conservare un’area geografica di importanza geologica internazionale insieme con la comunità che in essa risiede; favorire lo sviluppo sostenibile del territorio; promuovere presso il grande pubblico una maggiore consapevolezza rispetto a temi come la sostenibilità e la protezione dell’ambiente.

Del resto, non c’è tempo da perdere: come dice il presidente del parco Joseph Masé nel suo intervento, «la terra soffre e non ci sono più scuse né tempo per discutere, bisogna agire». Gli effetti delle azioni umane sull’ambiente si vedono anche lì, nel parco naturale, tra montagne che prima sembravano invulnerabili all’azione dell’uomo, e dove ora sale la temperatura dei laghi, si sciolgono le nevi, la straordinaria biodiversità è sempre più a rischio. «Dobbiamo lavorare insieme - ha spiegato Masè - e fare sì che parchi, scienziati, aziende e politica collaborino per disseminare nella nostra comunità una coscienza del rispetto della natura», condizione irrinunciabile per preservare il pianeta.

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Una sfida urgente per tutti, che nel caso dell’industria automotive richiede un cambio di passo profondo e radicale, dunque impossibile da improvvisare. E questo nonostante i costruttori abbiano già fatto molto per ridurre le emissioni di PM10 e CO2 delle loro automobili, che ad esempio in Italia contano per circa il 10,2% del totale, contro il 64,2% causato dal riscaldamento domestico e il 25,6 provenienti da attività industriali.

Una trasformazione che Audi riconosciuto e avviato per tempo, attraverso programmi che prevedono la riduzione di peso dei modelli in gamma, l’incremento dell’efficienza dei propulsori tradizionali con lo sviluppo della tecnologia a metano, hybrid plug-in, mild-hybrid ed elettrica, e poi ancora con la produzione di combustibili alternativi a basso impatto ambientale.

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Ma che si riflette anche negli stessi processi di produzione industriale: «Dal 2010 abbiamo ridotto del 25% i consumi di acqua ed energia così come le emissioni – ha spiegato Fabrizio Longo - Oggi i modelli della nostra gamma sono composti per il 95% da materiali riciclabili, e le nostre fabbriche risparmiano ogni anno 500mila metri cubi d’acqua grazie a sistemi di ricircolo». A questo si aggiunge il fatto che la stessa Audi e-tron, primo SUV puramente elettrico del costruttore tedesco, viene costruita a Bruxelles nel primo stabilimento al mondo nel segmento premium certificato carbon neutral. O ancora, che a San Jose´ Chiapa, in Messico, la casa dei quattro anelli ha sviluppato per la sua fabbrica un innovativo sistema di depurazione del sito produttivo, in grado di trattare il 100% delle acque reflue.

«Viviamo in un epoca di straordinari cambiamenti per il settore - rivela durante il suo keynote Fabrizio Longo - e oggi siamo in grado di affrontarli solo perché li abbiamo immaginati molto prima che accadessero». Poi conclude offrendo uno sguardo sul futuro di Audi, che nella sua visione passerà dall’essere “solo” un costruttore di automobili a un “provider di mobilità a 360°, che mette il proprio Know-how al servizio della comunità lavorando gomito a gomito con chi gestisce le infrastrutture sempre più smart sul territorio.

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La necessità di agire con impegno e passione, sospesa tra bilanci del passato e pianificazione futura, è infine anche il tema degli interventi di Nickolas Zouros e Patrick McKeever. Il primo, in qualità presidente del network globale dei Geoparchi, insiste sul lungo e fruttuoso percorso (link a intervista Zouros) fatto nel corso degli ultimi due decenni, ma anche su quali saranno i prossimi passi da compiere: «Siamo cresciuti e abbiamo imparato molto - ammette - ma dobbiamo potenziare e rendere più efficaci le relazioni all’interno del nostro network», per sfruttare appieno le potenzialità di quel potente strumento di conservazione e promozione del territorio che è un Geoparco.

Dello stesso avviso Patrick McKeever: durante il suo intervento, il rappresentante UNESCO prima racconta varie esperienze raccolte viaggiando tra cinque continenti, poi dimostra come il lavoro fatto nei Geoparchi coincida perfettamente con le 17 direttive espresse nell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, infine definisce la mission della conferenza: «Siamo qui per celebrare il patrimonio della terra - spiega - ma anche per capire come usare al meglio quel patrimonio per sostenere le comunità locali e promuovere la sostenibilità».

Perché come si evince tanto dagli interventi di Zouros, McKeever e Longo, quanto dalle decine di speech che hanno animato la conferenza, conservare l’ambiente non significa tenere lontano l’uomo dal patrimonio naturale, ma rendere quest’ultimo accessibile in maniera rispettosa (anche con mezzi a impatto zero), facendone un luogo di apprendimento e formazione dove imparare a proteggere il nostro pianeta.