di Jacopo Cirillo

 

Stessa storia, stesso posto, stesso bar, diceva una delle canzoni fondamentali per la cultura pop musicale italiana di fine millennio: Gli anni degli 883 e la potenza profetica del duo di Pavia ci sorprende leggendo uno studio del DTU (Technical University of Denmark) e della University of London. Analizzando le tracce dei dati mobili di 40 mila persone e incrociandole con altre quattro serie di dati elaborati dai due Atenei, i ricercatori hanno scoperto che il nostro cervello è in grado di processare e gestire al massimo venticinque luoghi alla volta. Come dire: ritorniamo sempre nei soliti posti, e non per colpa della nostra pigrizia mentale o fisica.

Questo però non significa che i venticinque posti siano sempre gli stessi, ma che, in media, non possano essere in numero maggiore. Dunque, come dimostrato dallo studio, le persone sono sempre in movimento e cercano nuove esperienze da testare e nuovi luoghi da visitare (ristoranti, bar, palestre ma anche città, vacanze e mete turistiche); semplicemente i nuovi posti sostituiscono i vecchi di modo da non superare mai il limite di venticinque. A questo proposito Sune Lehmann, Professore Associato al DTU, spiega che “le persone non sono statiche, hanno tipicamente i loro luoghi preferiti in primavera, estate, autunno e inverno, ma li cambiano in una maniera molto interessante, visitandone infatti solo un numero fisso, e non per problemi di tempo o di voglia: molte indicazioni ci dicono che è il nostro cervello a prendere questa decisione e a porci questo limite. Non conosciamo ancora i meccanismi sottesi, tuttavia i nostri studi confermano che tutte le persone hanno un limite di cui non sono consapevoli”.

Stessa gente che vien dentro, consuma e poi va – continua il testo de Gli anni che, anche in questo caso, risulta perfetto per illustrare il secondo aspetto interessante dello studio in analisi. Lehmann, infatti, ha notato che le sue ricerche sono molto simili a quelle dell’antropologo inglese Robin Dunbar quando mostra che esiste un limite nel numero di amici che si possono avere. Dunque se una persona ha la tendenza a visitare molti luoghi, tenderà allo stesso tempo anche ad avere altrettanti amici, e viceversa. La correlazione tra i rapporti sociali e il numero di luoghi visitati non è ancora stata dimostrata scientificamente, ma promette sviluppi molto interessanti. Anche perché, continua Lehmann, “possiamo usare questi studi per comprendere sempre meglio il comportamento e la mobilità degli essere umani. Ci sono miliardi di persone nel mondo che si muovono costantemente, creando - oltre a opportunità di scambio e crescita individuale e collettiva - anche caos e inquinamento. Capire meglio le strutture soggiacenti alla mobilità ci aiuterà a pensare e costruire nuove modalità di spostamento negli spazi pubblici”.