di Arianna Perrone
 

Avete mai visto una manta muoversi in acqua? Sembra volare nel profondo blu scivolando, mentre fende l'acqua, come un volatile. Un animale atipico da osservare per la sua sinuosità, definito con lo storico nome di Diavolo del mare. 
In California qualcuno si è appassionato fortemente al suo caratteristico modo di nutrirsi. La manta ha, infatti, denti piccolissimi, inutilizzabili per la masticazione, e si alimenta grazie a due appendici simili a corna, che si dipartono anteriormente dai lati del capo: le pinne cefaliche. Grazie a questi organi, gli animali convogliano i microrganismi di cui si nutrono verso la bocca, cavità incredibilmente ampia.
La ricercatrice della California State University, Misty Paig-Tran, racconta: "Tutte le ricerche hanno riportato che le mante usano un meccanismo di setacciamento per separare le loro minuscole prede dall'acqua in cui nuotano; normalmente tutti i sistemi di setacciamento, anche nel mondo animale, si possono ostruire. Ma non è quello che ho osservato nelle mante".

Dalle balene agli squali elefante, i sistemi di filtraggio utilizzano un'ampia varietà di meccanismi di separazione solido-fluido che però talvolta si inceppano; fenomeno che non accade nel caso delle mante, nonostante siano animali sempre in movimento. "Possiedono, infatti, un sistema di filtraggio unico, altamente complesso e estremamente affascinante.È come un flipper", afferma Paig-Tran, "le particelle di plancton sbattono nei filtri e rimbalzano verso l'esofago, mentre l'acqua esce dalle fessure branchiali. Un perfetto meccanismo di espulsione del superfluo." Ma come mai tanta attrazione per questo genere di meccanismo? La ricercatrice trae ispirazione da questi animali per l'industria alimentare e delle bevande. Lo scopo è quello di individuare un diverso modo per filtrare le microplastiche dall'acqua negli impianti di trattamento. Ma il "meccanismo manta" potrebbe interessare anche gli ingegneri, attratti dall'idea di progettare filtri più efficaci per gli aspirapolvere e la gestione delle acque di scarico. Come al solito, la natura sorprende nello rispondere a domande che noi non abbiamo ancora posto. Gli esiti della ricerca di biologia marina hanno aperto la strada a soluzioni spendibili nell'ingegneria e nell'ecologia che, se applicate al funzionamento di alcuni strumenti indispensabili per l’uomo, ne migliorerebbero l’efficienza.

"C'è una grande tendenza, soprattutto in politica, a limitare gli investimenti su ricerche che non sembrano avere un impatto diretto e immediato sulla vita dell’uomo" afferma la ricercatrice. Chissà quanti dettagli innovativi coglieremmo, semplicemente osservando ciò che più diamo per scontato - la natura - se solo se ne percepisse l’importanza e le effettive ricadute sul piano dell’innovazione.