di Iacopo Barison

 

In caso di bassa marea, la porzione di sabbia temporaneamente esposta può rivelare numerose increspature. A conti fatti, però, queste ultime possono anche essere viste come il riflesso di antichi fondali, ormai pietrificati, conservati sott’acqua per migliaia o persino miliardi di anni. I geologi, dunque, hanno esaminato con grande attenzione le increspature per scovare indizi sulle condizioni ambientali in cui si sono formate, scoprendo che la spaziatura fra di esse è direttamente proporzionale alla profondità del fondale e alla dimensione delle onde che le hanno modellate.

Capita anche, però, che le increspature di sabbia non siano perfettamente parallele e formino strane figure, come nodi o spirali.  Questi difetti apparentemente casuali possono dirci qualcosa in più sul passato del nostro pianeta? La risposta, secondo i ricercatori del MIT, è affermativa. Il team che ha studiato i fondali ha capito, infatti, che è possibile stilare una sorta di legenda: se le increspature ricordano una clessidra, oppure hanno una forma a zigzag, significa che il fondale è stato modellato durante forti tempeste o cambiamenti significativi nei flussi di marea.

“Le increspature suggeriscono quanto fossero drammatici i cambiamenti delle condizioni meteorologiche in quel dato momento", afferma Taylor Perron, professore associato di geologia e capo associato del Dipartimento di Terra, Scienze atmosferiche e planetarie del MIT (EAPS). “Ci troviamo di fronte a vere e proprie impronte digitali del passato, da cui possiamo dedurre non solo quali fossero le condizioni metereologiche dell’epoca, ma anche in che modo sarebbero cambiate”.

La squadra del MIT è al lavoro sui fondali marini da diverso tempo. Per prima cosa, si sono chiesti come abbiano fatto delle caratteristiche così volubili a conservarsi per milioni di anni. Perron ha capito quasi immediatamente che, se il livello dell'acqua si abbassa improvvisamente, le increspature vengono esposte al vento. In questo modo, prima si asciugano e poi si induriscono, facendo sì che i sedimenti rimangano intatti nei secoli. "Ma la cosa più interessante", conclude Perron, “sarebbe trovare increspature del genere su un pianeta come Marte. Ad oggi sapremmo come leggerle e scopriremmo molte cose che ancora non sappiamo”. Succederà davvero? Staremo a vedere.