di Michela Ceravolo

 

Navi e piattaforme offshore, durante la loro carriera lavorativa, sopportano una quantità costante di onde e correnti marittime. In linea di massima sono progettate per essere resistenti, ma c’è sempre la possibilità che arrivi un’onda anomala, una tempesta particolarmente intensa o un evento estremo a decretare la distruzione improvvisa delle imbarcazioni.

Ma come prevedere quale sarà l’evento decisivo? Gli ingegneri del MIT (Massachusetts Institute of Technology), guidati da Themistoklis Sapsis, professore associato di Ingegneria meccanica e oceanica, hanno provato a raggirare l’ostacolo. Invece di concentrarsi sul momento catastrofico, hanno provato a studiarne i fenomeni precursori. Il team ha sviluppato un algoritmo che identifica rapidamente i tipi di eventi estremi che possono verificarsi in un sistema complesso, come un ambiente oceanico, in cui onde di diversa ampiezza, lunghezza e altezza possono creare stress e pressione su navi o piattaforme offshore. In seguito, grazie ai risultati dell’algoritmo, forze e eventi estremi vengono simulati, sotto forma di onde, su una particolare struttura.

Questo metodo è innovativo perché, rispetto a quelli tradizionali, fornisce una valutazione del rischio molto più veloce e più accurata e tiene conto non solo della natura statistica del fenomeno, ma anche delle dinamiche a esso collegate. Un’analisi che prima aveva invece bisogno di complicati sistemi di equazioni o dello studio di una serie di dati riguardanti fenomeni simili nel passato. L'algoritmo del MIT diventa una sorta di “setaccio” che seleziona solo i segnali di allerta che possono verificarsi nella realtà, depurando le varie equazioni matematiche da tutte le informazioni inutili.

Il metodo è stato testato sui cosiddetti flussi caotici, quelle situazioni di estrema imprevedibilità che avvengono nelle piogge molto forti, nei gas delle turbine, nel fumo delle sigarette, nell'oceano, nell'atmosfera e persino nel sangue. E, assicura Sapsis, ha un’attendibilità compresa tra il 75% e il 99%, a seconda della complessità dell'evento.

La tecnica non è limitata alle navi e alle piattaforme oceaniche, ma può essere applicata a qualsiasi sistema complesso che sia vulnerabile a eventi estremi. Ad esempio, il metodo può essere utilizzato per identificare il tipo di tempeste che potrebbero generare gravi inondazioni in una città e il luogo in cui potrebbero verificarsi allagamenti. O anche per stimare i tipi di sovraccarichi elettrici che potrebbero causare blackout e dove questi si verificherebbero nella rete elettrica di una città.

In questo modo diventa possibile progettare al meglio le costruzioni, così da non avere problemi strutturali o stress che superino un certo limite. Del resto, se si può prevedere la tempesta perfetta, si può anche costruire la struttura perfetta.