di Enrico Pitzianti

Edimburgo, 2011. Un professore, con espressione seria e caschetto castano, teneva in mano una lampadina un po’ come si mostrerebbe un talismano, un simbolo di qualcosa di nuovo, un reperto appena trovato o le prove di una grande scoperta. Ma cos’avrà mai di nuovo una lampadina nel III millennio?

Quel professore si chiama Harald Haas e proprio durante un discorso tenuto al TEDGlobal sette anni fa coniò il termine Li-Fi, ovvero Light Fidelity, il corrispondente ottico del Wi-Fi che tutti conosciamo come la tecnologia per reti che ci permette di connetterci a internet senza fili. Il tratto distintivo del Li-Fi è che le frequenze occupate appartengono allo spettro della luce visibile, caratteristica che - come spesso Haas ha sottolineato - annullerebbe tutte le criticità legate al funzionamento attraverso la trasmissione radio del Wi-Fi. Ma c’è di più: l'assenza di interferenze radio fa sì che il Li-Fi sia ideale per l'utilizzo di reti in luoghi in cui normalmente la connessione Wi-Fi è impossibile, come ospedali e aerei, dove le interferenze sono la causa di vari problemi di sicurezza e spesso quindi sono inaccessibili o proibite.

Lo stesso professor Haas su quel palco a Edimburgo dimostrò come, modulando le frequenze a cui lavorano i LED di una qualunque lampadina, sia possibile addirittura trasmettere un video in alta definizione. Ci sono anche altre differenze tra il tradizionale Wi-Fi con cui ci connettiamo ogni giorno alla rete e il Li-Fi del professor Haas: la principale è che il segnale del Li-Fi è limitato alla portata ottica, esiste cioè solo dove esiste la luce. Questo riduce tutti i problemi di sicurezza causati dalle possibili intercettazioni, al centro di un dibattito più che mai acceso.

C’è addirittura un ulteriore vantaggio. Nel caso del Li-Fi sarebbe possibile costruire trasmettitori di potenza molto superiore alle attuali stazioni radio, che potrebbero funzionare con un’efficienza energetica molto maggiore. In virtù di tutte queste caratteristiche, si può affermare che si tratti di una tecnologia non solo più efficace, ma anche più conveniente.

Forse è proprio ragionando sul fattore convenienza che il professor Haas, dopo solamente un anno dalla conferenza tenuta in Scozia, ha deciso di investire in un’azienda che ha proprio l’obiettivo di sviluppare e commercializzare questa tecnologia. A riprova del fatto che quando si è davvero convinti di avere una buona idea – e si hanno capitali da investire –  si è anche disposti a scommettere.

Se si considera che il sistema Li-Fi è in grado di arrivare a performance eccellenti con i suoi 224 gigabit al secondo, verrebbe da pensare che per il Wi-Fi non ci sia scampo. Ma sussistono comunque degli ostacoli. Il segnale Li-Fi non può passare attraverso le pareti quindi, per godere di una piena connettività, le lampadine a LED devono essere posizionate in ogni singolo ambiente della casa e dovranno essere tenute sempre accese. Facile comprendere come questi requisiti costituiscano delle complicazioni nel caso in cui si parli di reti internet pubbliche, in cui gli ampi spazi sarebbero coperti con difficoltà e costi molto maggiori.

Tra le tante possibili applicazioni del Li-Fi c’è sicuramente l’IoT - internet of things - perché, grazie alla velocità di connessione raggiungibile dal sistema ottico, il trasferimento di dati potrebbe avvenire direttamente tra dispositivi e con un’efficienza enorme, aumentando le potenzialità di sincronizzazione.

Ma attualmente chi sta investendo nel Li-Fi? Nel novembre 2014, i pionieri di Li-Fi dell’azienda pureLiFi hanno unito le loro forze con la francese Lucibel. L’obiettivo è quello di lanciare sul mercato prodotti con tecnologia Li-Fi tra cui un’unità da soffitto collegata ad un apparecchio a LED da collegare poi a qualsiasi dispositivo via USB.

I primi test della nuova tecnologia non possono che essere portati avanti dalle aziende. Questo anche perché, grazie alla velocità nella trasmissione dei dati, si apre un ampio spazio per le società che vogliano implementare l’offerta dei loro servizi. Nel settore commerciale, un esempio su tutti potrebbe essere che i proprietari di negozi di qualunque tipo potranno trasmettere dati come offerte, scontrini e informazioni personali a più telefoni di clienti in modo più rapido e sicuro.

Tra i grandi marchi che hanno deciso di investire in questa tecnologia c’è Philips che ha deciso di puntare sul Li-Fi offrendo servizi sia completi che integrati. Nel 2016 il sistema Li-Fi è stato testato a Dubai da parte del provider di telecomunicazioni Du and Zero1 con sede negli Emirati Arabi Uniti. L’azienda ha poi confermato di essere riuscita a fornire con successo streaming audio, video e Internet.

C’è poi una storia curiosa che ha come protagonista il colosso fondato da Steve Jobs. Un utente Twitter ha scoperto che nel codice del suo iPhone erano contenuti riferimenti al sistema Li-Fi descritti come "LiFiCapability". Non è necessario avere doti da Sherlock Holmes per intuire che in un futuro non molto lontano Apple potrebbe integrare gli iPhone con la nuova tecnologia.

Si tratta di un futuro già scritto all’insegna del Li-Fi o arriveranno degli impedimenti a rallentare la connessione attraverso la luce? Difficile da dire, ma intanto occhio alle lampadine, lì potrebbe esserci una buona dose di futuro.