di Luca Lamberti

 

Nimesha Ranasinghe,geniale e visionario scienziato - fra i più quotati ricercatori al mondo nel campo della simulazione del gusto elettrico- sta conducendo numerosi studi per mettere alla prova i nostri sensi con la ferma intenzione di ingannare le papille gustative, spingendo la realtà virtuale verso nuove, inedite, frontiere. Ma nel suo laboratorio, nell’Università del Maine, non troverete tracce di zucchero filato e biglietti d’oro infilati nelle tavolette di cioccolato: Ranasinghe utilizza elettrodi, LED e sensori di pH.

Il suo puré di patate risulta salato ma la sapidità è indotta artificialmente e poi trasmessa alle papille gustative. Lo stesso vale per la limonata che si sorseggia da un bicchiere modificato: in realtà si tratta di semplice acqua colorata di giallo con una luce led e l’acidità è il frutto degli impulsi elettrici indotti nel liquido. Non c’è traccia di ingredienti nel suo “leccalecca virtuale”: il gusto cambia al variare degli elettrodi d’argento coinvolti, ora dolce o salato, ora aspro o amaro. Sembra magico.

Nimesha Ranasinghe ha l’animo di un bambino. Ama il cibo, ma ciò che lo affascina è il controllo del gusto, il legame emotivo che questo stabilisce con il nostro corpo, inducendoci buon umore o malessere. I suoi studisi sono spinti sino al controllo delle sensazioni gustative attraverso l'elettricità, il colore, il calore e il profumo, sospinto dalla capacità di immaginare un prossimo futuro in cui i gusti simulati potrebbero essere parte integrante di esperienze di realtà virtuale. 

Lo scienziato, originario dello Sri Lanka, è dovuto partire dalla consapevolezza che i gusti primari – dolce o amaro - sono molto difficili da simulare ma non impossibili. Ad esempio, è possibile ricorrere alla stimolazione termica per diminuire il grado di dolcezza di un sapore, esponendo la lingua a temperature alternate calde e fredde, e lo stesso escamotage può rivelarsi utile per le percezioni di piccantezza. Un’altra sfida imponente ha riguardato l’umamiovvero quel particolare gusto pieno, caratteristico del glutammato, un amminoacido presente in cibi altamente proteici come parmigiano, pomodori, alghe e salsa di soia.La sensibilità del nostro apparato sensoriale all’umami è nota da inizio ‘900, ma Ranasinghe ha scoperto che spesso questo particolare gusto è arduo da esprimere verbalmente. D’altra parte, i soggetti studiati avevano una naturale ritrosia ad infilarsi in bocca gli elettrodi d’argento per rilevare le risposte sensoriali. Proprio per tale motivo, Ranasinghe ha scelto di incorporare la tecnologia in utensili di uso comune come bacchette di legno e ciotole di ceramica. Lasciando a briglia sciolta la fantasia, il suo team ha creato un "Vocktail" (abbreviazione di "cocktail virtuale") ovvero un bicchiere da martini con elettrodi, cartucce di profumo e un LED incorporato.  Lo scopo è quello di controllare l'acidità o la salinità della bevanda con gli elettrodi, con la possibilità di incorporare sapori - cioccolato, menta, fragola o banana – ed infine, cambiare il colore della bevanda con il led.  

Al di là dell’aspetto ludico, queste tecnologie potrebbero essere utilizzate per aiutare le persone a ridurre il sale o lo zucchero nella loro dieta ingannando le papille gustative. Inoltre, le aziende che sviluppano e producono aromi per l'industria alimentare potrebbero utilizzare un simulatore di gusto per ottenere un riscontro istantaneo sui profili di sapore. Non sarebbe bello poter assaggiare una fetta di torta o un pezzo di pizza mentre stiamo visitando virtualmente un ristorante? 

E infine, per lenire la nostalgia, un giorno i familiari che vivono lontano potrebbero "condividere" la cena con i propri cari via Skype, assaggiando le stesse pietanze, condividendo il gusto. Sembra una magia ma potrebbe essere presto realtà; del resto Ranasinghe ha dichiarato che è sua intenzione integrare la tecnologia olfattiva e tattile nelle esperienze di gusto VR. Sì, il futuro è pieno di sorprese, a patto di mantenere la mente aperta.