di Valerio Millefoglie

Florence Dunkel è professore associato di Entomologia presso l’università del Montana, negli Stati Uniti. Ha capelli grigi e un volto che le conferisce l’aspetto di una fata buona in là con l’età. Nella sua carriera ha ricevuto menzioni e premi magici, come il Charles Lindbergh Grant Award in Antropologia per aver saputo combinare la saggezza tradizionale e la tecnologia moderna. In un video dell’Institute of Food Technologists la vediamo seduta sul divano di un salotto, indossa un pullover viola e risponde alla domanda dell’intervistatrice: “Gli insetti sono il cibo del futuro?”. Lei solleva un braccio, scopriamo che impugna un barattolo con dentro delle cavallette. Ne sceglie una, le dà un morso e inizia a rispondere.

“Negli Stati Uniti ci sono ottantacinque specie di insetti documentate come potenziali fonti di cibo - spiega Dunkel - In tutto il mondo ci sono 1.900 specie: cavallette, grilli, falene, larve”. Mentre la osservo continuare a rispondere e a gustare cavallette, penso a un’estate di molti anni fa, in Puglia, quando una pioggia di cavallette, come in un remake al sud del film Magnolia, ha iniziato a cadere dal cielo. Temporale estivo animalesco. Ero in auto con un caro amico che aveva una vera e forte fobia proprio per le cavallette. Per calmarlo avrei potuto leggergli l’introduzione di una relazione redatta dalla Fao proprio sul tema degli insetti commestibili che comincia così: “È ampiamente accertato che entro il 2050 il mondo ospiterà nove miliardi di persone. Per ospitare questo numero di individui dovremo produrre il doppio del fabbisogno alimentare. La terra da coltivare scarseggia. Gli oceani sono sovrasfruttati, il cambiamento climatico e la relativa mancanza d’acqua potrebbero incidere profondamente sulla produzione alimentare. Gli insetti offrono una significativa opportunità”. Dicendo questo avrei mostrato il cielo di cavallette al mio amico, additandole come un miracolo culinario, una salvezza per il palato e la nostra stessa sopravvivenza. Ma quell’estate il mondo e soprattutto il mio amico non erano ancora pronti.

Dovremo essere tutti pronti entro il 2050. Attualmente circa 2 miliardi di persone comprendono gli insetti nella propria dieta: coleotteri, bruchi, api, vespe e formiche. I grilli contengono in media circa 205 g/kg di proteine, a fronte di un manzo che ne contiene 256 g/kg. I bruchi sono ricchi di ferro, le termiti sono invece ricche di proteine e sanno di menta. Il potassio e gli omega-3 non sono contenuti solo nei pesci. Oltre all’apporto nutrizionale e al sapore c’è un altro aspetto a favore degli insetti come fonte alternativa di cibo: allevarli ha un impatto ambientale molto più basso rispetto all’allevamento di polli o di bovini. Per produrre un chilo di cavallette sono necessari due chili di mangime, per un chilo di carne di manzo ne servono otto. Nel 2016 il Parlamento Europeo ha approvato la proposta di regolamento UE per autorizzarne la vendita, inserendoli in quelli che vengono definiti i 'novel food'. Romanzando il tutto si può pensare al cibo novella, come un racconto nuovo, che magari col tempo piacerà anche al mio amico con la fobia per le cavallette.