di Lucia Brandoli

 

Tutti abbiamo provato almeno una volta nella vita questo strano fenomeno. Sei profondamente addormentato e all’improvviso ti senti precipitare, svegliandoti col cuore in gola. Eppure non se ne conoscono le ragioni.

Anche se lo strappo ipnotico è un fatto abbastanza comune, gli scienziati non sono ancora riusciti a spiegarlo. Hanno però notato che i nostri parenti primati sperimentano qualcosa di simile. Questo dettaglio è piuttosto interessante e potrebbe far supporre che le cause siano  evolutive. Infatti, una delle ipotesi avanzate è che la ragione risieda nella nostra protezione naturale rispetto al sonno involontario. Oggi “abbioccarsi” non è un problema (a meno che non si stia guidando), ma milioni di anni fa avrebbe potuto significare la morte, ad esempio cadendo da un albero. I ricercatori dell’Università del Colorado pensano che lo strappo ipnotico possa essere un meccanismo di autodifesa che ci obbliga a ricontrollare la nostra posizione nel sonno, accertandoci che sia sicura. Questa ipotesi è sostenuta dal fatto che la contrazione del sonno di solito è seguita da una sensazione di caduta.

Questo evento è più comune tra i bambini di età compresa tra gli 8 e i 12 anni. Man mano che si cresce diventa sempre meno frequente, ma alcune persone continuano a provarlo diverse volte prima di addormentarsi finalmente sereni. Il fenomeno di solito avviene durante la fase NREM, il primo stadio che rappresenta l'addormentamento, nel quale l'attività cerebrale rallenta. Se si va a dormire prima del solito, il corpo potrebbe interpretarlo come un riposo non pianificato e potrebbe costringerti a svegliarti per rivalutare la situazione.

Per ridurre la frequenza dello strappo ipnotico, prima di tutto bisognerebbe cercare di mantenere il più possibile abitudini di riposo regolari, accertarsi che il letto sia comodo e provare a rilassarsi prima di dormire. I consigli sono quelli di liberarsi dell’agitazione e, se possibile, dimenticare le ansie legate al futuro. Per finire, ça va sans dire, evitare la caffeina e occupazioni serali attivanti, come le attività sportive intense.