di Chiara Calpini

 

In un suo saggio il politologo russo Leon Trotsky sosteneva che l’uomo è una macchina programmabile ma emozionale. La sua affermazione affondava le radici nell’epoca della rivoluzione industriale che proponeva per la prima volta il tema del rapporto tra esseri umani e macchine. Ora che il mondo si appresta ad affrontare una nuova rivoluzione altrettanto radicale in cui i robot rischiano di sostituire l’uomo in molti lavori, la questione è più che mai urgente. Ma l’intelligenza artificiale potrà sostituire l’uomo anche nei lavori in cui caratteristiche umane come l’intuito e la sfera emotiva giocano un ruolo più importante di quello che sembra?

Se lo sono chiesti i ricercatori informatici del MIT nell’ambito dell’assistenza sanitaria, uno dei campi che più sta cambiando grazie alle nuove tecnologie. 

Un nuovo studio presentato recentemente alla conferenza della IEEE Engineering in Medicine and Biology Society ha analizzato le note scritte dei medici sui pazienti ricoverati nelle unità di terapia intensiva. I ricercatori hanno scoperto che l’istinto dei medici riguardo alle condizioni di un particolare paziente svolge un ruolo significativo nel determinare la quantità di esami a cui sottoporlo. Secondo Mohammad Ghassemi, ricercatore presso l'Institute for Medical Engineering and Science (IMES) del MIT: "c'è qualcosa riguardo all'esperienza di un medico e ai suoi anni di formazione e pratica, che gli permette di capire in un senso più ampio, ovvero oltre la semplice lista dei sintomi, se sta facendo bene o meno. In questo modo attingerebbe a qualcosa che la macchina potrebbe non cogliere".

Quando decidono quali tipi di esami ordinare per i loro pazienti i medici considerano un vasto numero di fattori - inclusi i sintomi, la gravità della malattia, la storia familiare e lo stile di vita. Oltre a questi elementi, Ghassemi e i suoi colleghi si sono chiesti se anche le "sensazioni viscerali" che un medico ha riguardo a un paziente giocano un ruolo nel processo decisionale. Per farlo hanno studiato le note scritte dai medici attraverso l’analisi del “sentiment”, uno strumento che viene spesso utilizzato per valutare gli atteggiamenti dei consumatori e degli utenti soprattutto sui social network e che riesce ad estrarre informazioni soggettive da varie fonti. Attraverso degli algoritmi informatici viene esaminato il linguaggio scritto e i sentimenti positivi o negativi associati alle parole utilizzate nel testo.

Gli scienziati del MIT hanno eseguito la loro analisi sul database MIMIC, una raccolta di 60.000 cartelle cliniche dei pazienti ricoverati in terapia intensiva al Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston nell’arco di 10 anni. Calcolando i punteggi del sentimento nelle note, i ricercatori hanno scoperto che effettivamente nella correlazione con la quantità di esami di diagnostica per immagini ordinati dai medici l’intuito gioca una parte preponderante rispetto ai dati oggettivi in loro possesso. In particolare il fattore umano gioca un ruolo ancora più determinante durante il primo o il secondo giorno di degenza ospedaliera di un paziente, quando non sono ancora disponibili tutte le informazioni sulla sua condizione.

È una ricerca importante in un campo come quello dell’intelligenza artificiale applicata alla medicina in cui stanno investendo giganti come Google, Apple, Dell, e HewlettPackard, solo per citarne alcuni. Si tratta di uno dei più grandi business del futuro che la società di ricerche e analisi di mercato Frost & Sullivan stima crescerà del 40% all'anno, fino a raggiungere l’investimento di 8,5 miliardi di dollari nel 2021. La prossima sfida è quella di sviluppare macchine “emozionali” che imparino a incorporare le stesse informazioni che i medici usano per valutare lo stato dei pazienti.