di Dario De Marco

 

Questo potevo farlo anche io, dice spesso l'incredulo davanti a un pezzo di arte contemporanea. E infatti Lo potevo fare anch’io si intitola un famoso libro del critico Francesco Binari,  che aveva l’obiettivo di spiegare Perché l’arte contemporanea è davvero arte. Oppure, se uno vuole essere particolarmente offensivo, dice: poteva farlo anche mio figlio piccolo. Bene. Magari mio figlio piccolo è un genio (tutti noi lo pensiamo, dei nostri figli). Ma com'erano i disegnini che a tre anni facevano quelli che poi sono diventati artisti veri, o almeno riconosciuti?

ProjectArt, un'associazione che organizza doposcuola nelle biblioteche di quartieri  disagiati a New York, Detroit e Miami, non solo se lo è chiesto, ma è passata all'azione. Ha realizzato così un'asta in cui c'erano i disegni degli artisti da piccoli, quando l'unica galleria dove venivano messi in mostra era la parete del frigo. Due  elefanti che stanno in equilibrio su una zampa sola (“un pessimo inizio”, si auto-stronca Katherine Bradford), un autoritratto fotografico con le orecchie a punta di mr. Spock,  un dipinto del padre defunto. Tra i nomi, Sanford Biggers, Cecily Brown, Will Cotton, Olafur Eliasson, Urs Fischer, Terence Koh, Laurie Simmons, Rirkrit Tiravanija, Kiki Valdes, Wendy White, Dustin Yelli. . E Tom Sachs, che fa un’osservazione sul suo stile: "Nei quarant'anni che sono passati da quel disegno, non è cambiato molto".

Molti musei d’arte contemporanea hanno  dei Dipartimenti Educazione riconosciuti a livello internazionale dove bambini, dall’eta di tre anni, incominciano a conoscere l’arte e a praticarla. L’educazione sin da piccoli potrà creare grandi artisti? O almeno la coscienza del fatto che “ quello non lo potevo fare anche io.”