di Dario De Marco

 

Questo articolo è stato scritto usando un software open source. Niente paura, non è una cosa da nerd o da hacker, nulla di pericoloso o che richieda un master in ingegneria informatica. Si tratta semplicemente di quei programmi che, a differenza di altri, sono aperti, cioè sostanzialmente gratuiti. I software delle più note case produttrici sono infatti dei beni in vendita (e giustamente, perché le software house vivono di quello). Ma per ogni programma a pagamento – quello di videoscrittura, per rimanere nell'esempio fatto – ne esiste al mondo almeno una versione open source, sviluppata da persone che, per i motivi più diversi, mettono a disposizione della rete i propri prodotti. Insomma un po' la differenza che c'è tra il medicinale di marca e il farmaco generico, solo che qui il generico non costa meno: è proprio gratis. (A rigor di logica il concetto di open source non si limita a indicare la gratuità dell'utilizzo, ma sottolinea che ad essere aperto e disponibile è proprio il livello sottostante, quello della programmazione, del codice sorgente: chiunque è in grado, può modificare e contribuire a migliorare un software - questa in fin dei conti è la vera filosofia che sta alla base dell'open source. Ma a noi comuni utenti, e ai fini della storia che segue, interessa meno).

Chiaramente utilizzare programmi gratuiti è una scelta personale, che appunto viene più facilmente fatta dai privati – i quali non hanno voglia di spendere soldi per ogni software che installano – e meno facilmente da aziende e organizzazioni più strutturate. Per non parlare delle istituzioni pubbliche, poi, dove una certa diffidenza generica verso tutto quello che sa di moderno e 'piratesco' si unisce all'indifferenza verso certe voci di spesa. In Italia per esempio i comuni che usano programmi open source si contano sulle dita di una mano. E non va meglio altrove.

Ma le cose stanno cambiando, e proprio dove meno ce lo si aspetterebbe: nell'America profonda, quella della natura selvaggia, quella delle distese di campi infinite, quella dei pochi abitanti per km quadrato, quella rurale e arretrata. Quella, se si vuole, che ha votato Trump e lo ha fatto diventare a sorpresa il 45esimo presidente della storia degli States. È proprio da una contea semisperduta dell'Idaho che viene l'idea di utilizzare a livello pubblico e istituzionale una serie di software open source. Con una molteplice gamma di obiettivi: risparmiare, in zone dove il reddito medio e quindi i ricavi fiscali non sono elevati; liberare tempo per la burocrazia e per i cittadini che ci entrano a contatto, normalmente sommersi da una valanga di carte; incrementare la partecipazione pubblica alla vita politica.

Infatti l'utilizzo di programmi gratuiti non andrebbe a sostituire quelli a pagamento; la situazione attuale è che, semplicemente, in mancanza di risorse economiche, si va avanti con i vecchi metodi: carte, fascicoli, fotocopie, spedizioni postali. Il metodo che si propone invece sostituirebbe gradualmente tutta la burocrazia cartacea, snellendo e velocizzando le procedure. Gli ambiti sono i più vari: dai classici software gestionali a quelli che servono per le procedure di reclutamento del personale, dalle gare di appalto per i lavori pubblici all'amministrazione della giustizia civile. Mettere i dati dei dipendenti comunali in un cloud, ovviamente non aperto a tutti ma sorvegliato da severe password, oppure raccogliere delle proposte di aziende private che entrano in contatto economico con l'istituzione pubblica, farebbe risparmiare soldi, tempo e fatica sia ai cittadini che all'ente stesso. Per non parlare delle modalità di partecipazione all'amministrazione della cosa pubblica in territori vasti e che vedono più difficoltà pratiche che disinteresse: una seduta di assemblea della contea accessibile in streaming, magari con i suggerimenti in diretta dei cittadini via live chat, sarebbe l'ideale. Ecco come il mondo rurale sta per entrare nella contemporaneità: di colpo, e gratis.