di Michela Ceravolo

 

Addio file estenuanti dal medico e infinite liste di attesa per prenotare un banalissimo esame. Da oggi potremo curarci da soli col nostro smartphone. È l’ennesimo passo avanti dell’intelligenza artificiale, che non si sostituirà ai medici, ma li aiuterà a intervenire più velocemente nella cura del paziente.

Con la nuova app sviluppata dai ricercatori dell’Università di Santa Barbara, in California, basta che i pazienti abbiano uno smartphone e un kit da laboratorio per identificare eventuali batteri presenti, in qualsiasi parte del mondo si trovino. Il sistema è stato testato per le diagnosi rapide delle infezioni al tratto urinario, una malattia tra le più comuni. Una volta raccolto un piccolo campione di urina con il kit da laboratorio, l'app utilizza la fotocamera di uno smartphone per misurare la reazione chimica e determinare una diagnosi in circa un'ora, accorciando notevolmente i tempi tradizionali. Il test è a basso costo e può essere eseguito nelle località più remote del mondo. L'app - gratuita e personalizzata - è stata sviluppata per il sistema operativo Android e può essere scaricata e installata dal Google Play Store.

Dall’Australia arriva, invece, un sistema di intelligenza artificiale allenato a riconoscere tempestivamente i tumori. I ricercatori dell’Università di Adelaide, in collaborazione con l’Australian Institute of Machine Learning, stanno lavorando a un progetto che utilizza i dati di 320mila mammografie per “insegnare” alle macchine a individuare schemi che possono sfuggire a un medico umano. Le diagnosi sono risultate accurate quasi al 100%, tanto che il sistema sarà presto usato anche per prevedere l’insorgenza di malattie cardiopatiche e altri tipi di cancro.

C’è anche, però, chi professa un certo scetticismo. Uno studio della Harvard Medical School, in collaborazione con il Brigham & Women’s Hospital in Boston e lo Human Diagnosis Project, ha dimostrato come il parere di un medico umano sia più affidabile di quello di una macchina. I ricercatori hanno chiesto a 234 medici di dare un parere su 45 ipotetici casi clinici, di ognuno dei quali era descritta la storia clinica, ma non i risultati di visite ed esami di laboratorio. I medici hanno azzeccato la diagnosi nel 72% dei casi, mentre in un’indagine precedente, 770 casi clinici erano stati sottoposti all’esame di 23 applicazioni mediche e le diagnosi "buone alla prima" erano state solo del 34%.  È bene, tuttavia, sottolineare che lo studio risale al dicembre del 2016.

L’unica domanda che sorge spontanea è: un robot potrà mai arrivare a possedere l’intelligenza emotiva di cui molti medici si avvalgono per arrivare a diagnosi più complete? Non resta che aspettare ulteriori passi avanti di scienza e intelligenza artificiale. Nel frattempo la collaborazione tra uomo e macchina sembra la strada migliore da seguire.