di  Luca  Lamberti

 

Non c’è via di scampo, nonostante le nostre migliori intenzioni, abbiamo le tasche piene di auricolari, lo smartphone sempre a portata di mano e al polso indossiamo altri gadget ultratecnologici che misurano i nostri bioritmi, permettendoci di essere sempre in comunicazione con il mondo. Ma cosa succede quando l’esigenza di essere sempre connessi si somma alla necessità di non aver alcun impedimento fisico soprattutto in situazioni estreme? La soluzione potrebbe essere un progetto finanziato dall’Air Force statunitense, che unisce alla portabilità la segretezza. L’aeronautica a stelle e strisce, infatti, ha appena firmato un accordo da 10 milioni di dollari con la Sonitus Technologies –  società  californiana  di  apparecchiature  tecnologiche  audio  –  per finalizzare lo sviluppo di un dispositivo di comunicazione capace di adattarsi alla conformazione della dentatura degli utenti.

Soprannominato Molar Mic, il sistema di comunicazione a due vie sviluppato dalla società di San Mateo - ufficialmente chiamato ATAC - è composto da un piccolo microfono che si aggancia all’arcata dentaria  posteriore. Le chiamate vocali vengono veicolate attraverso le ossa craniche dell’utente che trasmettono il suono sino al nervo uditivo. Il sistema si completa con un sottile anello da posizionare  sul  collo,  che  emette  emissioni  a  bassa  frequenza, e si collega al  Molar  Mic tramite induzione magnetica,  con  una  tecnologia simile al Bluetooth – attraverso un telefono, un walkie-talkie o un altro dispositivo di comunicazione – con l’ulteriore vantaggio di essere sia criptabile che waterproof.

Ovviamente la comunicazione attraverso i denti richiede un certo lasso di tempo di assestamento. "In sostanza – afferma il CEO di Sonitus, Peter Hadrovic – il tipo di informazioni che raggiunge il nervo uditivo non muta, ma si utilizza un percorso diverso che passa attraverso l’arcata dentaria e le ossa craniche. Nel giro di tre settimane al massimo, il vostro cervello si adatterà alla perfezione, migliorando anche la qualità delle chiamate”.

Ma perché dovremmo farlo? “Il microfono – afferma Peter Hadrovic - elimina la necessità di cuffie e altri dispositivi che potrebbero sporcarsi o impedire i nostri movimenti, consentendo agli utenti anche di continuare a comunicare senza alcuna limitazione durante situazioni attive come il paracadutismo da un aereo, il nuoto in acque libere, durante le missioni di salvataggio e nel corso di scontri a fuoco. Proprio perché è nascosto in bocca, ATAC può anche essere usato con discrezione dal personale di sicurezza o dagli agenti sotto copertura, garantendo un’altissima efficienza”.

Si tratta di un progetto militare che è già stato testato sul campo da aviatori statunitensi in Afghanistan per 14 mesi mentre erano in servizio e, lo scorso anno, il 131° reggimento della Rescue Squadron della Air National Guard ha utilizzato il dispositivo a Houston durante l'uragano Harvey, in condizioni a dir poco estreme.

Eppure, la comunicazione è solo il primo passo nelle applicazioni militari. La Sonitus Technologies afferma che in futuro la piattaforma ATAC potrebbe integrare altre funzioni – monitorando i segni vitali o geolocalizzando un soldato – con l’obiettivo sia di garantire la sicurezza dei soldati che l’effettiva incidenza dello stress psicofisico sul loro rendimento durante le missioni.