di Arianna Perrone

 

Quante volte ci è capitato di dire a una persona: "Hai un viso familiare"?
Dovunque, siamo circondati da miriadi di occhi, bocche e nasi multiformi. 
ll paesaggio dei nostri volti è una mappa che varia, con tratti distintivi che permettono di orientarci. Dal neo "come quello di Marilyn Monroe" al naso pronunciato "alla Gerard Depardieu". Ma quante facce riesce a riconoscere la memoria umana?

A questa domanda ha cercato di rispondere Rob Jenkins, docente di Psicologia, insieme ad alcuni ricercatori inglesi dell'Università di York. Per approfondire l'indagine è stato riunito un gruppo di studenti universitari presso le università di Glasgow e Aberdeen, al quale è stato sottoposto un test. Nella prima fase, i partecipanti hanno dovuto ricordare in un'ora tutte le persone che conoscono: familiari, amici di famiglia, amici stretti, insegnanti ecc. Non era necessario, nello specifico, ricordare nome e cognome di ogni persona elencata, ma vi era la possibilità di usare nomenclature descrittive, come per es. "bidello della scuola" o "compagna del liceo", purché di loro potessero ricreare nella mente un'immagine chiara e sentirsi sicuri, una volta vista, di riconoscerne il volto.

La seconda fase del test somiglia a un quiz televisivo: i partecipanti sono stati chiamati a indovinare svariati personaggi famosi guardando due foto di ciascuno di essi. Sono state sottoposte ben 3.441 fotografie di star, nomi noti come Madonna, Michael Jackson, Julia Roberts e moltissimi altri. 
Nell'accostare i dati di entrambe le fasi dello studio, i ricercatori hanno stilato una media di 5.000 volti riconosciuti. La lancetta delle facce ricordate oscillava tra le 1.000 e le 10.000. 
Ma come mai tanta differenza tra i due margini di oscillazione?

"Alcune persone hanno una naturale attitudine al ricordo di volti," sottolinea Rob Jenkins "la spiegazione alternativa è che alcuni partecipanti sono cresciuti in ambienti sociali più densamente popolati, con un numero maggiore di volti immagazzinati già in partenza." Mike Bruton, psicologo dell'Università di York, argomenta in favore della seconda ipotesi di Jenkins: "I nostri antenati non avevano intorno a loro molti simili, poiché vivevano in genere in gruppi piccoli con meno di 100 persone". 

Ma a cosa può servire ricordare un così grande numero di facce?

Gli autori dello studio ritengono che avere una comprensione maggiore della capacità umana di richiamare alla memoria volti, possa aiutare lo sviluppo di un software per il riconoscimento facciale. Questo genere di tecnologia non si limiterebbe più soltanto a farci sbloccare il cellulare, ma potrebbe contribuire a riconoscimenti facciali ben più sofisticati, degni delle migliori serie televisive poliziesche.

Procedendo nella ricerca, gli studiosi sperano inoltre di comprendere in che modo la nostra capacità di riconoscere volti possa cambiare mano a mano che invecchiamo. Per scoprire magari, se esiste un'età in cui la capacità di memorizzare e riconoscere volti è all'apice. I partecipanti allo studio raccontato, erano nello specifico, un campione di età comprese tra i 18 e i 61 anni. 

"Forse accumuliamo facce per tutta la vita" afferma Jenkins "o forse iniziamo a dimenticarle dopo aver raggiunto una certa età".
Certo è che ci sono pochi volti che ci scivolano addosso. Ognuno con la sua caratteristica ed espressione. Si annidano negli interstizi della memoria, chiamati a emergere quando meno ce l'aspettiamo.